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mercoledì, 19 luglio 2006

Al via tivù, la nuova piattaforma unica del digitale terrestre italiano

Era già un’ipotesi molto probabile, da sabato scorso è ufficiale: lo switch off della tv analogica e il decisivo passaggio al digitale terrestre avverrà nel 2012. Ad annunciarlo è stato il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, intervenuto al convegno organizzato venerdì e sabato scorsi a Napoli da DGTVi, l’associazione che riunisce i broadcaster che operano sul dtt. Il ministro ha dichiarato definitivamente chiusa definitivamente la politica degli incentivi all’acquisto di decoder, invitando dunque ad un «cambio di rotta» attraverso il lancio di una nuova offerta gratuita, «più attraente e più forte», che dovrà vedere la Rai in prima linea. E il nuovo corso ha preso il via proprio da Napoli, con il varo ufficiale di tivù, una piattaforma comune del digitale terrestre promossa da Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e tv locali ma aperta a tutti gli operatori, basata su un’ offerta gratuita, con più intrattenimento, più informazione, più sport, funzioni interattive e una serie di nuovi canali. Unanime è, infatti, l’idea che il futuro del digitale terrestre passa solo attraverso l’offerta di contenuti free, anche alla luce dei dati sulla diffusione dei decoder (3,9 milioni a maggio scorso) secondo i quali il pay per view garantisce solo un contribuito saltuario e comunque non sufficiente allo sviluppo della nuova tecnologia. E così, mentre il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Hammar, cui fa capo il multilex DFree, deve decide se aderire al progetto e nel frattempo chiede «serietà» e «pluralismo» al governo, i tre principali broadcast italiani si preparano a lanciare da qui ad un anno almeno due canali gratuiti a testa, mentre Tullio Camiglieri, responsabile comunicazione di Sky, ovvero la piattaforma concorrente del dtt, invita ad andare ancora oltre e a «trasformare DGTVi in “Italia digitale”, un’associazione aperta a tutti gli operatori, insieme al ministero, affinché tutte le piattaforme collaborino per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese, così come è successo in Inghilterra dove è nata UK Digital». Un invito a investire sul digitale terrestre è arrivato anche da Enrico Montangero, ex presidente di AssoComunicazione intervenuto alla conferenza in qualità di presidente del Co.na.co.di.te (Comitato Nazionale per la Comunicazione sul Digitale Terrestre). «La televisione digitale terrestre, al di qua di ogni considerazione politica e di necessaria tutela del pluralismo nell’informazione e nel commercio, offre alle imprese utenti di pubblicità, alle agenzie di comunicazione, ai produttori di contenuti, agli integratori di tecnologie e alla tecnologia di rete, una grande occasione per allenare la squadra Italia alle future sfide interattive. Il Comitato, che ho l’onore di presiedere - ha concluso Montangero - sicuramente rappresenta chi è intenzionato a mettercela tutta per vincere queste e future partite coi nostri migliori giovani».
[Edifom]
 
 

lunedì, 17 luglio 2006

Solo una freeview può rilanciare il Dtt

Una Freeview italiana è il progetto a cui stanno lavorando le imprese televisive e che servirà a superare lo stallo che vive la pay per view. L'annuncio è stato dato da Piero De Chiara, presidente Dgtvi che ha introdotto ieri pomeriggio a Napoli la seconda conferenza nazionale sul digitale terrestre dal tema "La televisione di tutti". Il modello paghi ciò che vedi è stato un successo, ha sottolineato De Chiara, il quale tuttavia ha anche aggiunto che «questi successi non sono sufficienti». «Accanto ad alcuni primati abbiamo accumulato, rispetto agli altri Paesi europei, anche alcuni ritardi - ha spiegato -. Non basta festeggiare, proprio in questi giorni, i 4 milioni di decoder terrestri venduti, che fanno dell'Italia il secondo Paese europeo; occorre guardare al dato degli ultimi mesi: oggi la vendita mensile del decoder in Italia è più lenta anche rispetto a Paesi che sono partiti dopo di noi, come ad esempio la Francia». La vendita del decoder, insomma, è troppo dipendente dalla stagionalità delle offerte pay, legate essenzialmente al campionato di calcio con Mediaset e La7. «La media senza contributi è 100 mila decoder al mese. Nei mesi più fiacchi si vendono solo 50 mila decoder, un numero che non ci consente né di raggiungere gli obbiettivi fissati dalle leggi nazionali, né quelli contenuti nelle raccomandazioni comunitarie. Occorre un deciso cambio di passo».
Per stare dunque al passo con gli europei, secondo De Chiara c'è bisogno di un'offerta aggiuntiva: un pacchetto di nuovi canali attraenti lanciati simultaneamente; la presenza di editori diversi anche con nuovi canali; una copertura omogenea; una comunicazione coordinata e un marchio unificante. Il futuro del decoder si giocherà nel futuro con alcune mosse precise. «Potremo affrontare la questione con successo - conclude De Chiara - se nelle prossime settimane saranno costituiti organi di governo della transizione, che coinvolgono il governo, l'autorità Tlc, i consumatori e le imprese: se entro settembre ci doteremo di un sistema di monitoraggio della diffusione dei decoder che produca numeri considerati attendibili da tutti; se si saranno trovate le risorse necessarie e si fisserà la data finale del passaggio al digitale; se il 30 novembre verrà ratificato il passaggio al digitale di tre grandi reti analogiche in Sardegna e se, soprattutto, entro l'anno sarà nata la freeview italiana».
Nell'occasione napoletana è stata presentata anche una ricerca sul digitale terrestre nei principali paesi europei, a cui si riferisce la tabella sopra. Ma da Napoli è rimbalzata anche qualche polemica: gli annunciati interventi del Governo in materia di diritti del calcio, frequenze e pubblicità fanno temere a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che contro la sua azienda si prepari un Piazzale Loreto a rate. «Per adesso - ha aggiunto - si tratta solo di proclami, dichiarazioni e non c'è nessun atto di legge. Ma se il buongiorno si vede dal mattino...». Per il suo presidente, «Mediaset è una azienda che ha investito, che sta sul mercato e che non può dimagrire. Questo vale per noi così come vale per la Rai e per Telecom».
[.cpm]

sabato, 15 luglio 2006

Digitale terrestre slitta al 2012

Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e tv locali si uniranno per una piattaforma comune del digitale terrestre aperta a tutti gli operatori basata su un'offerta gratuita. Più intrattenimento, più informazione, più sport, funzioni interattive e nuovi canali. Il progetto si chiama Tivù, e verrà lanciato con il placet del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che parla del 2012 come data realistica per il passaggio alla nuova tecnologia.

Intanto per le prossime settimane Gentiloni annuncia la creazione di un "organismo pubblico che funga da cabina di regia" con porte aperte non solo ai soci della Dgtv "cui sarà assicurata una posizione fondamentale come a tutti i soci dei club, ma anche auspicabilmente ad altri editori e ai consumatori". In questo modo il governo esplicherà quella "funzione di coordinamento del sistema che gli compete", ha sottolineato il ministro.

Il ministro invita tutti con forza al realismo: chiusa la politica degli incentivi all'acquisto dei decoder, anche perché vietata dalla Ue, il digitale terrestre rischia la stagnazione. Il "cambio di rotta" passa attraverso il lancio di una nuova offerta gratuita, "più attraente e più forte", che dovrà vedere la Rai in prima linea, visto anche l'obbligo da servizio universale che le compete.

Con il responsabile del digitale terresrre Federico Di Chio, Mediaset annuncia subito la nascita di due nuovi canali, uno dedicato alla fiction e l'altro all news, sul modello anglosassone, ma chiede anche "scelte politiche forti e un progetto organico" per il digitale terrestre.

Al direttore generale di Viale Mazzini Claudio Cappon, che chiede un "sano dirigismo" e definisce "scontato l'aumento del canone" per mettere l'azienda in condizioni di sostenere la nuova sfida, Gentiloni risponde indirettamente che l'esecutivo è pronto a svolgere "una parte fondamentale", attraverso il contratto di servizio e attraverso il canone.

Anche da Riccardo Perissich, presidente di Telecom Italia Media, viene ribadita la richiesta di un "percorso credibile", soprattutto se "si vogliono attirare capitali stranieri. So bene - ha detto - che le strategie sul digitale terrestre sono legate al riassetto generale del sistema televisivo: del resto, non abbiamo mai guardato con particolare entusiasmo alla legge Gasparri e al Sic, in particolare alla norma asimmetrica che abbassa dal 20 al 10% il limite anticoncentrazione per il nostro gruppo. Quello che ci interessa di più nella riforma del sistema tv è la rapidità dei tempi e la larghezza del consenso: nulla sarebbe peggio di un'altra legislatura spesa in una guerra delle televisioni. Altrimenti gli investimenti non arriveranno e il sistema resterà ingessato".

"Sull'ingresso del digitale si rischia di rimettere indietro le lancette dell'orologio e il pretesto non è tecnico". Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Per Confalonieri è necessario trovare "una data ragionevole perché tutti abbiano il digitale, ma ci deve credere davvero chi governa e chi ha le redini del sistema televisivo". "Noi ci crediamo - ha assicurato - perché abbiamo messo un miliardo e 600 milioni in tecnologia, hardware e l'acquisto di diritti e così via, sulla base di una legge, questo perché c'era una previsione da parte dello Stato che risaliva a un governo di centrosinistra. Ora se tutto viene diluito e se il pretesto non è tecnico, ma quello di rimettere indietro le lancette dell'orologio e di restare nell'analogico perché in tal modo si può favorire qualche nuovo entrante".

Che gli investitori abbiano bisogno di certezze è stato ribadito anche dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar: "Ci vuole serietà, è necessario un percorso certo, altrimenti non è possibile disegnare business plan e realizzare nuove reti e contenuti". E ancora. "L'Italia - ha detto Ben Ammar, rivolgendosi in particolare al ministro Gentiloni - è un Paese aperto, liberale, pluralista. Non fate marcia indietro. I governi devono aiutare a costruire il digitale terrestre gratis".

Tullio Camiglieri, responsabile comunicazione di Sky, ha lanciato la proposta di "costringere i costruttori a inserire nei nuovi apparecchi tv il sintonizzatore del digitale terrestre, come sta già accadendo negli Stati Uniti". Altra proposta di Camiglieri, "trasformare DGTVi in Italia digitale, un'associazione aperta a tutti gli operatori, insieme al ministero, affinché tutte le piattaforme collaborino per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese, così come è successo in Inghilterra dove è nata UK Digital".

Per uscire dal loro ruolo di cenerentola, le tv locali chiedono "interventi di riequilibrio del mercato analogico, favorendo gli investimenti pubblicitari anche sulle piccole emittenti": in questo modo, è tornato a sottolineare Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo, "potranno essere individuate soluzioni che consentano alle tv locali di continuare ad operare e di svolgere non solo un ruolo da fornitore di contenuti, ma anche da operatore di rete".