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mercoledì, 19 luglio 2006

Al via tivù, la nuova piattaforma unica del digitale terrestre italiano

Era già un’ipotesi molto probabile, da sabato scorso è ufficiale: lo switch off della tv analogica e il decisivo passaggio al digitale terrestre avverrà nel 2012. Ad annunciarlo è stato il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, intervenuto al convegno organizzato venerdì e sabato scorsi a Napoli da DGTVi, l’associazione che riunisce i broadcaster che operano sul dtt. Il ministro ha dichiarato definitivamente chiusa definitivamente la politica degli incentivi all’acquisto di decoder, invitando dunque ad un «cambio di rotta» attraverso il lancio di una nuova offerta gratuita, «più attraente e più forte», che dovrà vedere la Rai in prima linea. E il nuovo corso ha preso il via proprio da Napoli, con il varo ufficiale di tivù, una piattaforma comune del digitale terrestre promossa da Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e tv locali ma aperta a tutti gli operatori, basata su un’ offerta gratuita, con più intrattenimento, più informazione, più sport, funzioni interattive e una serie di nuovi canali. Unanime è, infatti, l’idea che il futuro del digitale terrestre passa solo attraverso l’offerta di contenuti free, anche alla luce dei dati sulla diffusione dei decoder (3,9 milioni a maggio scorso) secondo i quali il pay per view garantisce solo un contribuito saltuario e comunque non sufficiente allo sviluppo della nuova tecnologia. E così, mentre il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Hammar, cui fa capo il multilex DFree, deve decide se aderire al progetto e nel frattempo chiede «serietà» e «pluralismo» al governo, i tre principali broadcast italiani si preparano a lanciare da qui ad un anno almeno due canali gratuiti a testa, mentre Tullio Camiglieri, responsabile comunicazione di Sky, ovvero la piattaforma concorrente del dtt, invita ad andare ancora oltre e a «trasformare DGTVi in “Italia digitale”, un’associazione aperta a tutti gli operatori, insieme al ministero, affinché tutte le piattaforme collaborino per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese, così come è successo in Inghilterra dove è nata UK Digital». Un invito a investire sul digitale terrestre è arrivato anche da Enrico Montangero, ex presidente di AssoComunicazione intervenuto alla conferenza in qualità di presidente del Co.na.co.di.te (Comitato Nazionale per la Comunicazione sul Digitale Terrestre). «La televisione digitale terrestre, al di qua di ogni considerazione politica e di necessaria tutela del pluralismo nell’informazione e nel commercio, offre alle imprese utenti di pubblicità, alle agenzie di comunicazione, ai produttori di contenuti, agli integratori di tecnologie e alla tecnologia di rete, una grande occasione per allenare la squadra Italia alle future sfide interattive. Il Comitato, che ho l’onore di presiedere - ha concluso Montangero - sicuramente rappresenta chi è intenzionato a mettercela tutta per vincere queste e future partite coi nostri migliori giovani».
[Edifom]
 
 

mercoledì, 19 luglio 2006

Mediaset: al via nuovi canali di fiction e news

Che Mediaset sia il broadcast più interessato al digitale terrestre lo dimostrano gli 1,6 miliardi di euro (sui 2 miliardi complessivi di tutto il settore) investiti in infrastrutture, reti e contenuti nell'arco di due anni. E' logico, dunque, che ora che si apra la partita più difficile, ovvero convertire al digitale terrestre un pubblico sempre più ampio, il Biscione decida di essere in prima linea, presentando, di fatto, i progetti editoriali più interessanti e utili alla "causa", ovvero due canali gratuiti dedicati rispettivamente a fiction e informazione. Senza per questo rinunciare alle polemiche legate allo swicth off rimandato al 2012 che, secondo il presidente Fedele Confalonieri, favorirebbe editori come Rcs MediaGroup e L'Espresso, dando loro il tempo di entrare nel mercato; e senza bloccare i progetti in pay per view, che saranno ufficialmente presentati il 25 luglio prossimo e che, secondo indiscrezioni, contemplerebbero anche l'avvio di un canale di video giochi nonché un'innovativa offerta pay per time (cioè 'paghi solo per il tempo in cui vedi'). Ma Federico Di Chio, responsabile del dtt per Rti, preferisce concentrarsi sull'offerta free. "Più che un canale di fiction - ha spiegato a Daily Media - sarà una tv dedicata alle serie, siano esse italiane o straniere, soap opera, telefilm, tv movie. Il progetto è in fase molto avanzata ma la partenza è programmata in concomitanza con l'avvio effettivo della piattaforma tivù che non dovrebbe andare oltre fine anno". Il nuovo canale, il cui nome è ancora in fase di valutazione, ospiterà soprattutto repliche di titoli che appartengono alla library Mediaset, ma ci sarà spazio per testare i nuovi prodotti per capire se una nuova serie funziona o meno. Quanto al canale di news Di Chio specifica che 'anche in questo caso siamo pronti per l'avvio entro Natale', ma la partenza probabilmente slitterà al 2007, perché 'vorremmo realizzarlo in partnership con un altro editore, magari di carta stampata, che volesse insieme a noi entrare nel business dell'informazione televisiva di alto livello'. Insomma, rispetto a RaiNews 24, ovvero il competitor diretto sul dtt, il nuovo canale dovrebbe avere "un taglio più brioso, stile Sky Tg 24, con più sport, e in più le nostre grandi firme, ovvero i direttori e gli opinionisti di Mediaset".

In una piccola digressione sul pay per view e alla luce delle retrocessioni per Juventus, Fiorentina e Lazio, Di Chio parla di "un campionato di serie B molto interessante, che si tramuta in un'ottima opportunità di penetrazione per Mediaset Premium presso il pubblico delle città medio-grandi come Genova o Napoli". Infine, insieme al DVB-H tra i prossimi impegni del Biscione, il manager ha confermato il debutto nella tv su internet, in programma per il 2007, con un'offerta coerente (dalla quale il calcio è escluso) e a pagamento.
[Alessandra Marseglia per Ediform]

venerdì, 07 luglio 2006

LIBERANTI

La prima docu-fiction ambientata nel carcere di Rebibbia



Se c’è un luogo in cui si parla molto di libertà è il carcere proprio perché in quel luogo la libertà è assente. Qui alla libertà non si attribuisce un significato simbolico; qui la libertà è espiazione, ricordo e infine agognata riconquista.


Ogni mercoledì alle 21.55 FOXCRIME (canale 112 di Sky) presenta in anteprima assoluta “Liberanti” la docu-fiction scritta da Matilde D’Errico e Maurizio Iannelli con la collaborazione di Paolo Santolini girata nel carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso. In 10 puntate, Liberanti racconta il passaggio di un gruppo detenuti dalla vita dietro le sbarre alla libertà, l’impatto di ognuno di loro col mondo esterno, l’attesa, la trepidazione per quel fatidico giorno.
 
Francesco, Raimondo, Luca e Andrea sono alcuni dei protagonisti delle puntate. Dopo un lungo periodo di detenzione stanno per uscire dal carcere di Rebibbia. Uomini che hanno pagato il loro prezzo alla giustizia, ma non sono ancora del tutto liberi: sono appunto dei Liberanti.
 
La serie ripercorre i loro ultimi giorni di detenzione, i sogni, le paure e le aspettative di questi uomini sospesi tra la vita del carcere e la vita esterna. Le telecamere accompagneranno ogni “liberante” fino alla soglia della “porta carraia” di Rebibbia, l’enorme portone di metallo che si chiuderà alle loro spalle, e seguiranno la ripresa della vita fuori dal carcere, le tentazioni del passato e le difficoltà del reinserimento in società.
 
Al centro del racconto c’è anche la vita dei detenuti nella propria cella. Fare un nodo particolare alle lenzuola perché sul letto della propria cella si vive tutto il giorno, cucinare gli spaghetti con un fornelletto a gas, fare una partita a briscola, poter fare la spesa in alcuni giorni della settimana, scrivere una “domandina” anche solo per l’acquisto di un profumo. Gesti quotidiani che raccontano bene cos’è il carcere.
 
Con un profondo senso del rispetto che sempre si rivolge a chi soffre nell'anima (così come a chi soffre nel corpo), Liberanti presenta la realtà della vita carceraria senza però lasciare traccia di quella ambigua diffidenza verso chi ha sbagliato.


martedì, 13 giugno 2006

Arriva un nuovo reality show su FoxLife

LA BELLA E IL CERVELLONE
(THE BEAUTY AND THE GEEK)

Immaginate sette bellissime ragazze (non particolarmente brillanti) e sette intelligentissimi ragazzi (dal sex appeal non proprio dirompente) costretti a convivere nella stessa casa. Impareranno qualcosa dalle rispettive debolezze e punti di forza?

A partire dal 20 giugno lo potremo scoprire tutti quanti guardando i martedì alle 21:55 su FoxLife (canale 111 di Sky) LA BELLA E IL CERVELLONE (Beauty and the Geek), il reality show definito da Variety «un esperimento sociale, dove la metà dei partecipanti non sa come essere “sociale” e l’altra metà non sa cosa vuol dire esperimento». Spensierato e divertente, La bella e il cervellone, prodotto da Ashton Kutcher, noto per essere il fidanzato di Demi Moore, e scritto da Nick Santora (tra gli sceneggiatori di Law & Order e de I Sopranos), ha fatto registrare ottimi ascolti negli Stati Uniti.

La formula è semplice. Chi non ricorda almeno un compagno di scuola con brufoli, occhiali, e tutti insopportabili 9 in pagella, che non sia stato vittima delle lusinghe, ironiche, delle compagne belle e ambite da tutti. LA BELLA E IL CERVELLONE mette assieme sotto uno stesso tetto questa insolita miscela, creando delle coppie e raccontandone le evoluzioni. Riusciranno le bellissime a trasformare i secchioni in giovanotti più attenti alla moda e alle grazie femminili? Potranno i “cervelloni” convertire le adorabili partner a interessi intellettualmente più impegnativi di un fondotinta?

Le varie coppie si contenderanno la vittoria a colpi di sfide veramente impegnative: i ragazzi dovranno cimentarsi in gare di ballo, test che comprovino la loro conoscenza del mondo della moda femminile, ottenere i fatidici “numeri di telefono” per il primo incontro; le ragazze dovranno impegnarsi in gare di spelling, conoscenza del mondo dei motori e dell’inavvicinabile mondo della matematica…

La coppia che riuscirà ad amalgamare meglio i due mondi, si aggiudicherà un superpremio di 250 mila dollari.

lunedì, 12 giugno 2006

Animal Planet presenta...

La grande corsa
nella Savana

La serie in tre episodi, “LA GRANDE CORSA NELLA SAVANA” in onda su Animal Planet a partire da ieri, mostra un evento unico nel suo genere: in natura ogni anno, tra giugno e agosto, si tiene una corsa affollatissima, alla quale prendono parte oltre 1.400.000 animali di tutti i tipi. Si tratta della migrazione annuale attraverso le pianure d’Africa (dalla Tanzania al Kenia) di prede e predatori, riprese con tecnologie avanzate come quelle del Tour de France.

“LA GRANDE CORSA NELLA SAVANA” è il primo reality show di vita selvaggia mai trasmesso prima in TV.
Nei tre episodi si possono seguire corse tra animali come se fosse un evento sportivo. In realtà, è uno dei fenomeni più incredibili e misteriosi in natura: la grande migrazione degli gnu. Un evento sorprendente che vede milioni di partecipanti correre una corsa frenetica di ottocento chilometri dalla Tanzania al Kenia.

La serie seguirà le prove e le tribolazioni quotidiane di circa quindici personaggi principali – gnu e zebre – che sono stati identificati dagli scienziati come quelli che più probabilmente saranno in grado di far fronte alla sfida. Oltre a questi, ci saranno cinque personaggi non protagonisti: leoni, ghepardi, iene, avvoltoi e coccodrilli. Tutti i personaggi principali saranno dotati di monitor GPS in miniatura grazie ai quali potranno essere seguiti entro un raggio di un metro qualunque siano le circostanze.
La domanda è: quale tra i quindici principali concorrenti è più probabile che vinca la corsa? il giovane maschio che sprizza energia da tutti i pori? Il vecchio e saggio veterano? La femmina con il cucciolo appena nato sotto l’occhio più che vigile del branco? Chi attraverserà la linea del traguardo sano e salvo? E chi invece no? A questo punto, è tutto da vedere ...
Per catturare l’azione sulla videocamera, sono state usate attrezzature e tecniche simili a quelle utilizzate per seguire i principali eventi sportivi, come la corsa della Parigi-Dakar. Il documentario permetterà di seguire più personaggi in tempo reale e in contemporanea (usando attrezzature di ripresa multiple, localizzazione satellitare degli animali, riprese aeree da un’altitudine alta e bassa, videocamere termiche e a infrarossi, elicotteri, videocamere robot, ULM, un dirigibile, ecc.).
La grande corsa della savana combina tutti gli ingredienti di un programma televisivo di grande successo: forti emozioni, dramma, mistero e intrigo, imprese eroiche e prodezze senza precedenti.

LA GRANDE MIGRAZIONE

3.000 leoni, 7.000 iene, 1 milione di gnu, 500.000 gazzelle di Thomson e 200.000 zebre prendono parte a “LA GRANDE CORSA DELLA SAVANA “.
Questa coorte di animali e il suo seguito di predatori si riversano come lava fusa attraverso uno dei panorami più belli al mondo, lasciando sulla propria scia veri e propri sfregi alla vegetazione.

UN’ALTALENA DI EMOZIONI INTORNO A UNA SAGA EPICA

Saremo testimoni della nascita di più di 400.000 cuccioli e della loro successiva partenza diverse settimane dopo per un viaggio pieno di pericoli. Più di 250.000 animali moriranno lungo la via per semplice sfinimento. Altri cadranno nelle grinfie dei grandi felini o saranno confinati e calpestati dal branco che avanza. E tra quelli che cadranno lungo il ciglio della strada, vedremo cuccioli neonati e forse alcuni dei personaggi avvincenti che abbiamo portato nei nostri cuori dall’inizio dell’avventura.

Scopriremo i numerosi rischi in questo lungo viaggio migratorio, tra cui fiumi come il Grumeti nel corridoio occidentale del Serengeti. Portati da una forza tangibile ma inspiegabile, le zebre, le gazzelle, e gli gnu balzano sui letti dei fiumi improvvisamente trasformati, con l’aiuto dei coccodrilli, in macabri cimiteri. Filmeremo scene emozionanti di vita e di morte: una vertiginosa e strabiliante successione di immagini.

UN EVENTO SENZA PRECEDENTI

Questa massa confusa di animali può percorrere più di cinquanta chilometri al giorno. Gli gnu femmina possono controllare il processo della nascita il che significa che possono deliberatamente ritardare il parto se sono minacciate da un predatore. In piedi dopo tre minuti dalla nascita (rispetto ai venti minuti per gli altri erbivori), i cuccioli di gnu sono i più precoci della loro specie. Sono in grado di correre per più di cinquanta chilometri in un’ora a solo una settimana dalla nascita e possono stare al passo con le prime colonne migratorie che possono arrivare fino a venti chilometri di lunghezza...

ANCORA UNA FONTE DI MISTERO

Come è possibile che la maggior parte degli gnu femmina partorisca circa nello stesso periodo di tre settimane dell’anno ? Che cosa fa sì che gli animali migratori si riuniscano nel primo posto? Quale segnale misterioso dà inizio alla vera e propria partenza? Come mai gli gnu possono sentire la pioggia fino a ottanta chilometri e arrivare in tempo per trovarsi sotto un acquazzone? Come mai nonostante la caccia di frodo e lo sfruttamento intensivo della prateria, la popolazione degli gnu è riuscita ad aumentare da 120.000 gnu negli anni 20 a più di 900.000 oggi?


L'appuntamento si rinnova ogni domenica alle 14.00
Nell'arco di questa settimana potete trovare le repliche del primo episodio trasmesso ieri.

lunedì, 12 giugno 2006

Nel mondo sconosciuto e intrigante degli artisti del tatuaggio di Miami...

MIAMI TATTOO

Dal 17 giugno tutti i sabati alle 21:55, solo su Discovery Real Time (canale 118 di Sky) parte una serie originale che condurrà nel mondo sconosciuto e intrigante degli artisti del tatuaggio di Miami.

Negli Stati Uniti un adulto su sette sfoggia un tatuaggio. Con una popolarità in continua crescita tra gli atleti e gli sportivi, i tatuaggi sono diventati parte integrante del costume e della cultura popolare. Ma nel mondo dei tatuaggi c’è una bella differenza tra un grazioso e minuto fiorellino o un comune tribale Celtico e un lavoro complesso, stilizzato e carico di significati. E in questo programma lo spettatore potrà rendersene conto in prima persona.

Miami Tattoo riunisce una comunità di tatuatori che hanno imparato l`arte del tatuaggio a South Beach . Poi hanno preso strade diverse: chi a Los Angeles, chi a New York, tutti sono diventati famosi per avere tatuato personaggi celebri capaci di aspettare mesi interi per essere tatuati da questi maestri.

Ora, 10 anni dopo, tornano a casa, a Miami in Florida, per aprire un negozio insieme e insegnare la tradizione del tatuaggio a una nuova generazione di artisti. A loro modo. Non si tratta solo di un lavoro, ma di uno stile di vita. I quattro artisti, Ami James, Chris Nunez, Chris Garver e Darren Brass, tutti dotati di un indiscutibile talento di classe mondiale e di personalità effervescenti, non solo lavorano ma vivono anche insieme. Miami Tattoo ve li farà conoscere da vicino, seguendoli dentro e fuori dal loro laboratorio dal mattino alla sera, ma anche nelle feste e nelle nottate passate insieme, in cui è evidente il loro cameratismo e spirito di fratellanza.

Con loro anche un apprendista, Yoji Harada, che condivide lavoro e passione cercando di assorbire al massimo la conoscenza e l’esperienza dei suoi maestri, e al tempo stesso di soddisfare ogni loro bisogno, desiderio e capriccio, così che un giorno potrà lui stesso iniziare e condurre seriamente la propria attività di tatuatore.

Miami Tattoo conduce per la prima volta lo spettatore in questo mondo intrigante e sconosciuto, un mondo fatto di fantasia, colore, e anche dolore, il mondo degli artisti del tatuaggio.

La serie non si limita a mostrarci i tatuatori al lavoro, perché in Miami Tattoo ogni tatuaggio ha una storia da raccontare, una ragione d’essere e una relazione molto particolare con il proprio proprietario. Tra i clienti dei nostri artisti troviamo di tutto, novellini diciottenni e casalinghe dei sobborghi, attori famosi e professionisti inamidati.

La storia di ogni persona che si fa tatuare e del tatuaggio che prenderà forma è sempre emozionante e coinvolgente. Nel primo episodio ad esempio si vedrà un tatuaggio a memoria di un fratello morto, un tatuaggio che deve rappresentare l’alter ego di una drag queen, o uno a memoria della patria di un famoso surfer, solo per citarne alcuni. Molte persone si fanno un tatuaggio per rappresentare ed imprimere per sempre momenti o eventi emblematici e fondamentali della propria vita.

Miami Tattoo offre una prospettiva privilegiata per conoscere da vicino ognuno dei clienti dei tatuatori, scoprire il tatuaggio che desiderano e svelarne le emozioni e i segreti che li hanno ispirati.

 


martedì, 06 giugno 2006

I re del cocktail!

Il nuovissimo programma “Cocktail kings”, in onda su Discovery Travel & Living tutti i sabati a partire dal 3 giugno alle ore 22.00, porterà i telespettatori alla scoperta dei locali più belli e alla moda di tutto il mondo grazie a due guide d’eccezione: Colin e Dimitri, esperti di cocktail e considerati i re della scena londinese in materia. Trattati da VIP in tutti i migliori club, Colin e Dimitri sono sinonimo di stile e tendenza urbana.

Nei loro viaggi di scoperta dell’anima di ogni città, tenteranno il pubblico con i cocktail più deliziosi e più innovativi. In ogni episodio, avranno solamente 48 ore per inventare un drink che rappresenti la personalità e la cultura di ogni città.

Colin lavora in questo settore da 15 anni. Ha cominciato come barman viaggiando tra Italia e Grecia. E’ poi tornato in Inghilterra per addestrare futuri bar-manager di altissimo livello. Tra le sue referenze ci sono alcuni dei più famosi locali londinesi: il Babington House (eletto miglior hotel nel 2001); il Circus, il Collection e il Jamie Oliver’s Fifteen per citarne solo alcuni.

Dimitri comincia la sua carriera all’età di 20 anni lavorando prima presso l’O Bar di Wardour Street a Londra e successivamente presso l’Atlantic Bar, dove ha la possibilità di entrare in contatto con alcune delle più importanti personalità del settore. Diventa capo barman e, dopo un anno passato a San Francisco, torna a Londra. Qui lavora al Mash e poi compie il passo definitivo della sua carriera inaugurando il Lab a Soho. Si trasferisce a Tokyo e, 4 mesi dopo, viene promosso come Assistent Manager. Questo salto di carriera gli offre la possibilità di lavorare per marchi come Bombay Sapphire, Pernod Ricard e Chiovas Regal, tenendo seminari ed esibizioni.

L’itinerario dei re del cocktail prevede:

· Sabato 10 giugno ore 22.00: tappa a Helsinki e tappa a Miami

· Sabato 17 giugno ore 22.00: tappa a Barcellona e tappa a Reykjavik

· Sabato 24 giugno ore 22.00: tappa a Milano e tappa a Seattle

· Sabato 1 luglio ore 22.00: tappa a Atene e tappa a Parigi

· Sabato 8 luglio ore 22.00: tappa a New York e tappa a Helsinki

· Sabato 15 luglio ore 22.00: tappa a Miami e tappa a Barcellona

· Sabato 22 luglio ore 22.00: tappa a Reykjavik e tappa a Seattle


domenica, 04 giugno 2006

BESTIE DI SATANA
Lo scorso venerdì su Fox Crime (Sky 112) è andato in onda in prima tv Bestie di Satana, un documentario curato da Fabrizio Rondolino e Simona Ercolani che tenta di indagare sulla setta di satanisti che il 17 gennaio 1998 hanno ucciso nel bosco di Somma Lombardo  (Varese) Fabio Tollis e Chiara Marino.

Gli assassini sono tutti giovanissimi: Mario Maccione, il miglior amico di Fabio, Nicola Sapone e Andrea Volpe e facevano parte di una sedicente setta dal nome "Le Bestie di Satana". I tre utilizzano 2 coltelli e una mazzetta da carpentiere per l'omicidio e seppelliscono i corpi nel bosco in una fossa profonda 2 metri. Per sei lunghi anni, le indagini non riescono a far luce sull'accaduto. Nel 2004 la setta uccide di nuovo: la vittima è Mariangela Pezzotta ex fidanzata di Andrea Volpe, una ragazza che “sapeva troppo”. Ma questa volta il delitto perfetto non riesce. Indagando sull’omicidio, i magistrati scoprono l’esistenza del gruppo di satanisti. Andrea Volpe finisce in carcere e dopo qualche tempo decide di pentirsi, consentendo così di rintracciare gli altri appartenenti alla setta.

A
ttraverso la testimonianza del padre di una delle vittime, immagini di repertorio e interviste inedite,
Bestie di Satana ricostruisce l'inquietante vicenda della setta. Tra le interviste preziosa è quella ad Andrea Volpe che racconta le motivazioni e gli scopi della setta, le attività per le quali si riuniva ed il sacrificio umano concepito dagli adepti come punto massimo di espressione della loro fedeltà a Satana. Il padre di Fabio Tollis ripercorre invece i suoi sei anni di calvario. Un periodo buio in cui, dopo la perdita del figlio, per raccogliere informazioni e riuscire a scoprire qualcosa si fingeva satanista, travestendosi e mescolandosi negli ambienti frequentati dalle sette sataniche.

Alla ricostruzione della vicenda, attraverso le interviste incrociate segue l'emozionante faccia a faccia avvenuto in carcere tra Michele Tollis ed Andrea Volpe. Un confronto duro e carico di tensione. Il padre di Fabio cercherà di chiarire alcuni dubbi che ancora lo tormentano. Ascolterà le parole e la richiesta di perdono da parte di Andrea, una richiesta a cui è ancora troppo prematuro fornire una risposta.

Il documentario, per chi se lo fosse perso in prima visione, è in replica questa sera alle 21.55. Registratori avvisati!

sabato, 03 giugno 2006

Chi sono gli omosessuali?

Anna Scalfati, conduttriceDomenica 4 giugno in seconda serata torna su RaiTre “Percorsi d'amore” programma ideato e condotto da Anna Scalfati e giunto alla sua quarta edizione . La giornalista è andata a Brescia per incontrare un gruppo di giovani omosessuali ed ha tracciato con loro il percorso di questa prima puntata. Chi sono gli omosessuali? e perché, improvvisamente, in un ragazzo appena adolescente subentra una attrazione fisica e mentale verso lo stesso sesso? Che cosa accade in una situazione di questo tipo? Quali sono le figure di riferimento all'interno della famiglia? E infine che famiglia è una famiglia composta da due persone appartenenti allo stesso sesso? Nel nuovo format il "comizio" con gli omosessuali costituisce l'approccio televisivo all'argomento che ha come caratteristica un tono pacato e sereno. I contributi filmati portano al dibattito gli spunti necessari come la storia di due gay che si amano da ventisette anni e che vantano un ménage esemplare o il barista di Nardo' in Puglia talmente spaventato dalla presenza degli omosessuali da attaccare un cartello fuori dal suo esercizio con su scritto "divieto di accesso ai gay". Percorsi d'amore racconta i ragazzi omosessuali , quelli che ogni giorno vivono , lavorano, si amano nel nostro paese. La nuova serie di “Percorsi d'amore” cercherà ancora di raccontare storie autentiche legate ai sentimenti ma rifletterà anche sulla ricerca di una nuova spiritualità, sui nuovi miti, le speranze e la confusione, in particolare nelle giovani generazioni. Il format rimane quello delle edizioni precedenti, attento a non invadere la privacy delle persone che partecipano e a non spettacolarizzare relazioni sentimenti, come purtroppo spesso avviene. Va in onda domenica 4 giugno alle ore 23.25 su RaiTre.

Link alla pagina | commenti
In questo pezzo si è parlato di: televisione, gay , società, rai , raitre
sabato, 27 maggio 2006

Auditel ancora e sempre sulla graticola

Auditel nel mirinoOrmai non passa giorno senza che le agenzie e gli organi di stampa non riportino critiche al sistema di rilevamento nazionale degli ascolti tv: l'Auditel.
Giovedì .Com anticipava la pubblicazione di un'analisi commissionata da Sky Italia e svolta da Enders Analysis che attaccava su vari fronti il sistema di rilevamento italiano. Subito sono seguite risposte stizzite da parte di Walter Pancini e altri rilievi da parte dell'Autorità di Garanzia per le Comunicazioni.
Qui di seguito riporto una rassegna degli articoli che hanno fatto discutere.





.Com - edizioni del 26 e 27/5/2006


La Enders Analysis critica l'Auditel: problemi di governo, trasparenza ed esattezza - di Remo De Vincenzo

Vecchia, obsoleta, oligarchica, incapace di seguire la rivoluzione digitale. Un vero processo al sistema Auditel quello che fuoriesce da un'accurata analisi commissionata da Sky Italia e svolta da Enders Analysis, una delle maggiori aziende al mondo di ricerche, analisi e controllo del mondo delle telecomunicazioni e media. Puntocom ha avuto la possibilità di "sbirciare" questo studio in anteprima, che da oggi stesso sarà inoltrato ai maggiori players televisivi italiani. Anticipiamo subito che si tratta di critiche prettamente tecniche e non ideologiche, basate sui migliori sistemi di valutazione internazionali (consultando il GGTAM: Global Guidelines for Television Audience Meausurement). Sono quindi critiche costruttive, che vogliono "svecchiare" il logorato sistema Auditel, e metterlo al passo coi "tempi digitali".
Le critiche sono sintetizzabili con tre aggettivi: carenza di governance, di trasparenza ed esattezza del sistema Auditel per la misurazione degli ascolti televisivi (TAM: Television Audience Measurement).
Governance: carenza di democrazia
La Enders Analysis (che d'ora in poi sintentizziamo nella sigla EA) sottolinea che il Cda Auditel «non include alcuna rappresentanza degli interessi di canali satellitari (o via cavo, Dsl o digitale terrestre). Secondo i nostri calcoli, i canali satellitari (NB escludendo Rai Sat) coprono almeno il 20% dei costi base annuali della ricerca. Hanno inoltre un solo rappresentante nel Comitato Tecnico formato da 18 persone». Urge guindi, secondo la EA, introdurre tre consiglieri "satellitari" nel Cda , e altrettanti tecnici nel Comitato Tecnico.
La EA sottolinea con una certa veemenza l'anomalia che va sotto il nome di Giulio Malgara: «Il Presidente delll'Auditel è il Presidente dell'UPA, ed il segretario del Comitato Tecnico è il Direttore ricerche dell'UPA. Inoltre gli attuali membri sono in carica in Auditel e in UPA sin dall'avvio di Auditel nel Dicembre 1986». Vent'anni di indisturbata monocratica Presidenza Auditel... Strabuzza gli occhi il relatore dell'analisi Toby Syfret, uno delle massime autorità internazionali in merito alla misurazione dell'audience televisive: «Non siamo a conoscenza di situazioni simili in nessun'altra organizzazione di ricerca TAM e siamo preoccupati dai potenziali conflitti d'interesse tra la rappresentanza UPA in Auditel e la più vasta base di membri UPA». E' sempre così: appena arriva uno straniero, comincia a scandalizzarsi per un conflitto d'interesse, senza capire che il Sistema Italia si basa proprio su queste fondamenta... La EA quindi propone di cambiare al più presto le regole di nomina e "reggenza" del Presidente Auditel, che dovrebbe andare a turno ai diversi gruppi di azionisti sulla base di un tempo massimo di due anni, con l'opzione di rinnovo per altri due anni.
Trasparenza: accesso alle RdB
C'è poi un problema di accesso alle tabulazioni della Ricerca di Base dettagliate. «Pensiamo che l'attuale struttura di ricerca possa essere condizionata da un errato utilizzo poiché dà la possibilità di accesso privilegiate solo a particolari gruppi di utenti (in particolare agli azionisti)». E poi «Auditel non permette analisi di ascolto su categorie non ponderate, impedendo quindi agli utenti di selezionare delle categorie che sono ampiamente disponibili agli utenti in molti altri paesi. Questo aumenta le difficoltà di valutazione dell'impatto della ponderazione sul campione satellitare... Pensiamo che siano legittimi i dubbi sull'accuratezza dei dati di ascolto datellitare, poiché vi sono errate stime di popolazione (e questo è riflesso dalla mancanza di variabili di panel control e/o di ponderazione basate sulla ricezione televisiva». Per esempio «è impossibile analizzare l'ascolto dei target adulti 15-44 anni nelle famiglie satellitari».
Esattezza: analizzare meglio l'Universo
C'è anche il problema che l'Auditel dice quanti italiani guardano Rai Uno, per esempio, ma non fa sapere su quale piattaforma hanno visto il canale. E' un dato "omogeinizzato", che non da la possibilità di capire qual'è lo spostamento dell'utenza verso le nuove piattaforme. Al contrario, negli altri paesi digitalizzati, le TAM nazionali danno la possibilità di conoscere l'utilizzo vero delle diverse piattaforme (vedi grafico in prima pagina).
Secondo la EA bisogna al più presto cambiare la frequenza dell'aggiornamento dell'Universo. L'Auditel «è molto arretrata in proposito», visto che svolge l'aggiornamento solo una volta l'anno, ad agosto, mentre negli altri paesi digitalizzati viene svolta più volte all'anno. Tenendo conto che siamo un paese dove, solo con gli abbonati Sky, ci sono all'incirca 100 mila nuovi utenti televisivi che passano al satellitare digitale, allora diventa evidente che il panel della tv italiana sta vivendo una stagione particolarmente vivace. E quindi l'aggiornamento pluriannuale dell'Universo è quantomeno urgente per avere dei valori reali di analisi.

L'Agcom: "Ve la diamo noi, l'Auditel" - di Francesco Lener
Dopo le accuse di Sky, il commissario Roberto Napoli propone di affidare all'Autorità le rilevazioni

«La sede napoletana ha strumenti, strutture e uffici. E i fondi potrebbero arrivare dagli operatori stessi» Il retroscena. «Ciampi ci disse: State attenti a questa Auditel,  non riceve in modo corretto»

Prima l'imbarazzante "equivoco" sul taglio del target over 64, poi le pesanti critiche mosse dall'Autorità delle Comunicazioni sulla base di un documento Istat, infine l'attacco frontale, anticipato ieri da .Com, di Sky Italia attraverso una ricerca di Enders Analysis. Per l'Auditel, nonostante la commovente capacità del direttore generale Walter Pancini di incassare i colpi, sono giorni duri, durissimi. L'idea di poter uscire finalmente da questo singolare monopolio, fino a ieri balenata solo a un drappello di "movimentisti esagitati", è sempre più una possibilità concreta. A venire allo scoperto oggi è Roberto Napoli, commissario Agcom ed ex senatore dell'Udeur, che non fa giri di parole e dice chiaro e tondo: «Propongo che le rilevazioni degli ascolti vengano affidate alla nostra Autorità e sviluppate nella nostra sede partenopea».
Che passi farà, di qui in avanti, l'Agcom per riformare il sistema di rilevazione degli ascolti tv?
Cominciamo dal passato: nel messaggio alle Camere del luglio 2005, appena insediati, abbiamo fatto un riferimento preciso alla necessità di riformare l'Auditel, che è una società divisa tra Rai, Mediaset e altri operatori. Appariva e appare almeno strano che chi debba stabilire il numero di spettatori presenti davanti a un programma siano gli stessi operatori di rete e di contenuti. Il valore complessivo del mercato pubblicitario è di 20 miliardi di euro e l'87% della pubblicità è divisa tra Rai e Mediaset. Avevamo già prodotto una serie di note tecniche sulla inaffidabilità - è giusto usare questo termine - dell'Auditel. Non ha senso che facciano testo quei cittadini scelto a campione (e sono grosso modo gli stessi da molti anni) che accendono la tv e poi magari se ne vanno a fare un giretto con un amico o vanno a dormire. Ci sono criteri di ascolto diversi in tutto il mondo per la rilevazione: esiste persino un'"Auditel portatile", un po' come il pace maker, per segnalare la presenza, o meno, dell'utente di fronte al video.
Ok, ma come superare questi "problemi tecnici"?
Noi abbiamo dato incarico all'Istat perché ci desse i parametri che servono per una corretta rilevazione dei dati di ascolto. L'Istat ci ha inviato un primo documento, che noi abbiamo approvato e pubblicato, molto preciso sulle lacune dell'Auditel. Ma voglio dire una cosa che non abbiamo mai rivelato e che ora si può dire, visto che Ciampi non è più al Quirinale.
E ora che c'entra Ciampi?
Quando incontrammo il presidente della Repubblica dopo la nostra nomina, Ciampi ci disse: "Attenzione a questo strumento, l'Auditel, che poi non è che riceva in modo del tutto corretto". Quindi ricevemmo persino un richiamo del Capo dello Stato su questo fronte: è evidente che dobbiamo lavorarci.
E lei come ci vuole lavorare?
Ho visitato l'Authority brasiliana, che conta mille dipendenti, non come i 240 della nostra povera Agcom. L'Anatel, così si chiama, per incarico del ministero delle Comunicazioni, fa il rilevamento dei dati d'ascolto. Interpretando la norma della legge 249, la Maccanico, in cui si parla dell'Auditel, non si esclude che non stessi possiamo fare il rilevamento. Nella nostra sede di Napoli abbiamo la strumentazione, che andrebbe ovviamente integrata, per fare una nuova Auditel. Personalmente, io sono convinto che un'Auditel più neutrale e più corretta andrebbe fatta dall'Autorità per le Comunicazioni, che è un organo autonomo e affidabile.
Già, ma i costi di un'operazione del genere?
I nostri fondi li riceviamo in parte dal ministero del Tesoro e in parte dagli operatori. Visto che l'Auditel ha dei costi, non escludo che tutti gli operatori possano contribuire, anche Sky, per la quale non c'è motivo che non venga fatta la rilevazione. A Napoli ci sono strutture, strumenti, uffici, capacità tecniche. Noi, peraltro, già facciamo la rilevazione di tutti i programmi televisivi con il Centro d'ascolto, per la tutela dei minori, la tutela dei consumatori e durante la fase preelettorale per la par condicio. Visto che abbiamo già questi strumenti, basterà integrarli con la tecnologia giusta per fare anche i rilievi d'ascolto. E sarebbe una garanzia per gli stessi operatori.


E Pancini reagì duro: questo è un intervento a gamba tesa di Sky - di Remo De Vincenzo
«Ora basta! Non si può continuare a gettare fango su un sistema di rilevazione che è tra i migliori al mondo!». E' un fiume in piena, Walter Pancini, direttore generale dell'Auditel. Anche perché l'attacco è stato diretto e ben calibrato. Ieri .Com ha pubblicato le anticipazioni dell'analisi della Enders Analysis (una delle maggiori aziende di ricerche e analisi del mondo dei media) commissionata da Sky Italia che mette in luce svariati problemi del sistema Auditel. Dopo aver letto l'analisi, Pancini sbotta: «Ah, questo "rito italico" di dare le notizie prima ai giornali poi agli enti competenti, vabbè? Noi continueremo a dialogare con Sky Italia, e questo stato di allarme inventato dalla stampa non mi farà litigare con loro. Ma non si può subire un processo di questo livello». Si tratta comunque di un'analisi compiuta da uno dei massimi esperti di rilevazione televisiva al mondo. Toby Syfret è stato pure direttore dei nuovi media presso J. Walter Thompson? Non mi pare l'ultimo arrivato prezzolato che attacca l'Auditel per far contenti i committenti? Le critiche sono soprattutto tecniche?«Non solo, sottolinea Pancini, per carità, tutto è migliorabile in questo mondo, ma lo stesso studio della Enders definisce l'Auditel una delle aziende di rilevazione più moderne al mondo. Quello che trovo ingeneroso è questo continuo attacco diretto. Noi siamo disposti a discutere, concertare, mettere in discussione qualsiasi miglioria dal punto di vista tecnico, ma non esageriamo».
Ecco, fermiamoci su quello che, secondo voi dell'Auditel, trovate "ingeneroso" nelle critiche della Enders. «Parlare di "conflitto d'interesse" nella governance della nostra Srl è inaccettabile. Che senso ha stare lì a sottolineare che il nostro Presidente è sempre lo stesso da 20 anni (Giulio Malgara, ndr) e che dirige pure l'UPA (Utenti Pubblicità Associati)? Beh?, di fronte a queste "critiche", salto dalla sedia! Ma vorrei vedere? Sono proprio loro i signori che ci mettono i soldi per tutto questo! Vogliamo renderci conto che l'Auditel è uno strumento che serve ai pubblicitari, punto e basta? E chi altro dovrebbe presiedere? Sarebbe grave se fossimo controllati direttamente dalle televisioni, quello sì che sarebbe un conflitto d'interesse. Diciamolo chiaro e tondo, la presidenza e il coordinamento del Comitato Tecnico sotto controllo dell'UPA sono una tutela di trasparenza dell'informazione».
Sempre sulla governance, cosa pensa del consiglio della Enders di introdurre tre consiglieri nel Cda Auditel e tre tecnici nel Comitato Tecnico? Pancini riparte in quarta: «Che Sky Italia debba entrare nel Cda mi sembra legittimo, ed è già all'ordine del giorno di una delle prossime riunioni di Consiglio. Ma che ci si permetta di dire quanti consiglieri far entrare, mi sembra pazzesco. Perché non cinque o sei, così lo facciamo diventare un "Parlamentino" questo Cda? Per favore? Siamo seri, questo è un intervento a gamba tesa, da cartellino rosso. Ricordo agli smemorati che l'Auditel è una Srl, una società privata. Per fortuna esiste la libertà d'impresa, e quindi non siamo obbligati a subire cambiamenti. Decideremo razionalmente come, cosa e quando modificare. Certo, il dialogo con Sky continuerà, senza però subire accelerazioni che mettano tutto in discussione».
Dal punto di vista tecnico, ci sono critiche ben motivate: per esempio, il fatto che la Ricerca di Base debba essere più robusta: «Critiche tarde visto che, da gennaio scorso, abbiamo coinvolto la IPSOS che ha allargato la ricerca di base a 30 mila casi, con un numero wave molto più accelerato. Su questo punto siamo tra i migliori al mondo, senza possibilità di smentite». E' vero che aggiornate il vostro "universo" e popolazione (la tipologia del pubblico televisivo, ndr) solo una volta all'anno? Ci sono almeno centomila nuovi abbonati Sky al mese? «Falso. Da quest'anno aggiorneremo il panel tre volte all'anno, quadrimestralmente, con nove differenti wave (finestre, ndr)». La Enders sottolinea il fatto che date degli ascolti "omogeneizzati", senza dire con quale piattaforma vengono visti i canali generalisti. «E allora? Mi scusi, le ricordo ancora una volta che l'Auditel è uno strumento nato per gli inserzionisti pubblicitari. Per loro non è importante dove viene visto il canale televisivo, bensì quanto e da chi è visto. Accorpare i dati è una convenzione di mercato». E con la tv via telefono, come vi comporterete? «Quello non lo possiamo fare noi dell'Auditel. Si rende conto che si tratterebbe di un vero e proprio censimento, in cui andremmo a conoscere i gusti anche più intimi dell'utente?».
E sui dati Auditel satellitari, quando verranno pubblicati? «Noi siamo già pronti. Monitoriamo già ben 96 emittenti satellitari, ma non li possiamo pubblicare. C'è un'ingiunzione della Sitcom». E sulle famiglie Sky sottostimate dal vostro panel? «Su quello ci stiamo lavorando. Effettivamente noi stimiamo una famiglia televisiva composta da 2,7 persone di media, mentre quella Sky è di tre elementi. Ripeto, alcune migliorie sono possibili. Senza però buttare il bambino con l'acqua sporca».