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lunedì, 17 luglio 2006

Solo una freeview può rilanciare il Dtt

Una Freeview italiana è il progetto a cui stanno lavorando le imprese televisive e che servirà a superare lo stallo che vive la pay per view. L'annuncio è stato dato da Piero De Chiara, presidente Dgtvi che ha introdotto ieri pomeriggio a Napoli la seconda conferenza nazionale sul digitale terrestre dal tema "La televisione di tutti". Il modello paghi ciò che vedi è stato un successo, ha sottolineato De Chiara, il quale tuttavia ha anche aggiunto che «questi successi non sono sufficienti». «Accanto ad alcuni primati abbiamo accumulato, rispetto agli altri Paesi europei, anche alcuni ritardi - ha spiegato -. Non basta festeggiare, proprio in questi giorni, i 4 milioni di decoder terrestri venduti, che fanno dell'Italia il secondo Paese europeo; occorre guardare al dato degli ultimi mesi: oggi la vendita mensile del decoder in Italia è più lenta anche rispetto a Paesi che sono partiti dopo di noi, come ad esempio la Francia». La vendita del decoder, insomma, è troppo dipendente dalla stagionalità delle offerte pay, legate essenzialmente al campionato di calcio con Mediaset e La7. «La media senza contributi è 100 mila decoder al mese. Nei mesi più fiacchi si vendono solo 50 mila decoder, un numero che non ci consente né di raggiungere gli obbiettivi fissati dalle leggi nazionali, né quelli contenuti nelle raccomandazioni comunitarie. Occorre un deciso cambio di passo».
Per stare dunque al passo con gli europei, secondo De Chiara c'è bisogno di un'offerta aggiuntiva: un pacchetto di nuovi canali attraenti lanciati simultaneamente; la presenza di editori diversi anche con nuovi canali; una copertura omogenea; una comunicazione coordinata e un marchio unificante. Il futuro del decoder si giocherà nel futuro con alcune mosse precise. «Potremo affrontare la questione con successo - conclude De Chiara - se nelle prossime settimane saranno costituiti organi di governo della transizione, che coinvolgono il governo, l'autorità Tlc, i consumatori e le imprese: se entro settembre ci doteremo di un sistema di monitoraggio della diffusione dei decoder che produca numeri considerati attendibili da tutti; se si saranno trovate le risorse necessarie e si fisserà la data finale del passaggio al digitale; se il 30 novembre verrà ratificato il passaggio al digitale di tre grandi reti analogiche in Sardegna e se, soprattutto, entro l'anno sarà nata la freeview italiana».
Nell'occasione napoletana è stata presentata anche una ricerca sul digitale terrestre nei principali paesi europei, a cui si riferisce la tabella sopra. Ma da Napoli è rimbalzata anche qualche polemica: gli annunciati interventi del Governo in materia di diritti del calcio, frequenze e pubblicità fanno temere a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che contro la sua azienda si prepari un Piazzale Loreto a rate. «Per adesso - ha aggiunto - si tratta solo di proclami, dichiarazioni e non c'è nessun atto di legge. Ma se il buongiorno si vede dal mattino...». Per il suo presidente, «Mediaset è una azienda che ha investito, che sta sul mercato e che non può dimagrire. Questo vale per noi così come vale per la Rai e per Telecom».
[.cpm]

sabato, 15 luglio 2006

Digitale terrestre slitta al 2012

Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e tv locali si uniranno per una piattaforma comune del digitale terrestre aperta a tutti gli operatori basata su un'offerta gratuita. Più intrattenimento, più informazione, più sport, funzioni interattive e nuovi canali. Il progetto si chiama Tivù, e verrà lanciato con il placet del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che parla del 2012 come data realistica per il passaggio alla nuova tecnologia.

Intanto per le prossime settimane Gentiloni annuncia la creazione di un "organismo pubblico che funga da cabina di regia" con porte aperte non solo ai soci della Dgtv "cui sarà assicurata una posizione fondamentale come a tutti i soci dei club, ma anche auspicabilmente ad altri editori e ai consumatori". In questo modo il governo esplicherà quella "funzione di coordinamento del sistema che gli compete", ha sottolineato il ministro.

Il ministro invita tutti con forza al realismo: chiusa la politica degli incentivi all'acquisto dei decoder, anche perché vietata dalla Ue, il digitale terrestre rischia la stagnazione. Il "cambio di rotta" passa attraverso il lancio di una nuova offerta gratuita, "più attraente e più forte", che dovrà vedere la Rai in prima linea, visto anche l'obbligo da servizio universale che le compete.

Con il responsabile del digitale terresrre Federico Di Chio, Mediaset annuncia subito la nascita di due nuovi canali, uno dedicato alla fiction e l'altro all news, sul modello anglosassone, ma chiede anche "scelte politiche forti e un progetto organico" per il digitale terrestre.

Al direttore generale di Viale Mazzini Claudio Cappon, che chiede un "sano dirigismo" e definisce "scontato l'aumento del canone" per mettere l'azienda in condizioni di sostenere la nuova sfida, Gentiloni risponde indirettamente che l'esecutivo è pronto a svolgere "una parte fondamentale", attraverso il contratto di servizio e attraverso il canone.

Anche da Riccardo Perissich, presidente di Telecom Italia Media, viene ribadita la richiesta di un "percorso credibile", soprattutto se "si vogliono attirare capitali stranieri. So bene - ha detto - che le strategie sul digitale terrestre sono legate al riassetto generale del sistema televisivo: del resto, non abbiamo mai guardato con particolare entusiasmo alla legge Gasparri e al Sic, in particolare alla norma asimmetrica che abbassa dal 20 al 10% il limite anticoncentrazione per il nostro gruppo. Quello che ci interessa di più nella riforma del sistema tv è la rapidità dei tempi e la larghezza del consenso: nulla sarebbe peggio di un'altra legislatura spesa in una guerra delle televisioni. Altrimenti gli investimenti non arriveranno e il sistema resterà ingessato".

"Sull'ingresso del digitale si rischia di rimettere indietro le lancette dell'orologio e il pretesto non è tecnico". Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Per Confalonieri è necessario trovare "una data ragionevole perché tutti abbiano il digitale, ma ci deve credere davvero chi governa e chi ha le redini del sistema televisivo". "Noi ci crediamo - ha assicurato - perché abbiamo messo un miliardo e 600 milioni in tecnologia, hardware e l'acquisto di diritti e così via, sulla base di una legge, questo perché c'era una previsione da parte dello Stato che risaliva a un governo di centrosinistra. Ora se tutto viene diluito e se il pretesto non è tecnico, ma quello di rimettere indietro le lancette dell'orologio e di restare nell'analogico perché in tal modo si può favorire qualche nuovo entrante".

Che gli investitori abbiano bisogno di certezze è stato ribadito anche dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar: "Ci vuole serietà, è necessario un percorso certo, altrimenti non è possibile disegnare business plan e realizzare nuove reti e contenuti". E ancora. "L'Italia - ha detto Ben Ammar, rivolgendosi in particolare al ministro Gentiloni - è un Paese aperto, liberale, pluralista. Non fate marcia indietro. I governi devono aiutare a costruire il digitale terrestre gratis".

Tullio Camiglieri, responsabile comunicazione di Sky, ha lanciato la proposta di "costringere i costruttori a inserire nei nuovi apparecchi tv il sintonizzatore del digitale terrestre, come sta già accadendo negli Stati Uniti". Altra proposta di Camiglieri, "trasformare DGTVi in Italia digitale, un'associazione aperta a tutti gli operatori, insieme al ministero, affinché tutte le piattaforme collaborino per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese, così come è successo in Inghilterra dove è nata UK Digital".

Per uscire dal loro ruolo di cenerentola, le tv locali chiedono "interventi di riequilibrio del mercato analogico, favorendo gli investimenti pubblicitari anche sulle piccole emittenti": in questo modo, è tornato a sottolineare Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo, "potranno essere individuate soluzioni che consentano alle tv locali di continuare ad operare e di svolgere non solo un ruolo da fornitore di contenuti, ma anche da operatore di rete".


mercoledì, 28 giugno 2006

Rai: tanta euforia, ma il progetto?

La presentazione dei palinsesti autunnali della Rai che si è svolta nel week end scorso a Cannes (io non ho mai capito perché proprio a Cannes ma prima o poi qualcuno me lo saprà spiegare) ha suscitato non solo interesse e soddisfazione, ma entusiasmo, euforia e momenti di vera commozione. I motivi di un simile clima sono più che comprensibili. Siamo di fronte a una svolta storica. D'altronde nelle vicende di questa strana azienda in questo strano paese, le svolte storiche abbondano. Una ogni cinque anni è garantita, ma di solito si riesce a farne anche qualcuna in più; il che, per essere una roba da consegnare direttamente alla storia, è davvero da record. Ma questa volta a dare un bell'aiuto alla portata storica del cambiamento ci ha pensato la cronaca, la più bassa delle cronache, quel misto di nera e rosa che, proprio in questi ultimi giorni, ci ha spiattellato l'immagine della Rai del centrodestra come una grande "vallettopoli". Una parentesi: ma chi riuscirà a spiegare ai brillanti giornalisti coniatori di neologismi, che il suffisso "poli" di origine greca indica una città, un agglomerato e non ha in sé connotazioni negative o spregiative? Per cui "calciopoli" non designa affatto un calcio corrotto e quindi non significa nulla e "vallettopoli" può al massimo far pensare a un'eccessiva presenza di vallette, senza escludere che possano essere capaci e meritevoli.
Ma torniamo al dunque, alla svolta di Cannes che ha trovato proprio nel confronto con la cronaca degli ultimi giorni sufficienti autorizzazioni per proclamare la sua novità, la sua differenziazione, il suo cambiamento rispetto al passato. È finita, dunque, non solo la Rai di centrodestra che tanti proclami aveva fatto nel momento del suo arrivo e che quasi nulla ha realizzato, ma è finita contestualmente anche la Rai delle Gregoraci, delle carriere raccomandate e concusse, dell'immoralità sistematica, una Rai spesso vincente ma sempre brutta. E il segno di questo voltar pagina è rappresentato, più che dall'avvento di facce nuove, dalle garanzie offerte dal ritorno di figure carismatiche, di personaggi al di sopra di ogni sospetto sia sul piano professionale che morale, al massimo dalla conferma di alcune recenti scoperte. Garantiscono dunque qualità e moralità Morandi, Baudo, Benigni, Santoro, Cornacchione e la Hunziker sottratta alla frequentazione di cattive compagnie. E si può forse non essere d'accordo? Certo che no, certo che la Hunziker è meglio della Gregoracci, Santoro è meglio di Socci, di Masotti di La Rosa messi insieme e Benigni è il meglio di tutti.
Ma una riflessione, un dubbio, non per fare i soliti guastafeste, forse è meglio proporlo subito. Il dubbio riguarda quello che c'è dietro o meglio, come si diceva una volta a monte. La Rai, l'abbiamo detto mille volte ma evidentemente non basta e allora meglio ripeterlo, non manca solo di qualità e talvolta di moralità, manca di un progetto, di un'idea di televisione condivisa e verificata in concreto, di un comune sentire su cosa significhi essere azienda e al contempo servizio pubblico, che non si trasformi in uno slogan buono per un convegno ma in una linea editoriale, in stile, in linguaggio, in riconoscibilità, in identità vera e non solo autocelebrata. Quello che ora serve, per una svolta decisa - se poi è storica meglio - è una Rai che mostri in ogni momento della sua programmazione che ciò che mette in onda è il frutto di un discorso preventivo generale sulla televisione, sulla società, sul pubblico, che lasci intravedere che dietro ai programmi qualcuno ha passato al tempo a farsi domande, a ragionare, a discutere sul perché e il per come e anche il per chi, che ci si è chiesto davvero e non per citare "quelli della notte" da dove veniamo e dove andiamo con la televisione. E per far questo non bastano Morandi, Cornacchione e neppure Santoro e neppure il genio di Benigni a meno che gli si voglia affidare tutta una rete. Forse per far questo o almeno o per cominciare a muovere i passi sulla strada giusta, più che Baudo o da Fiorello (che vanno benissimo, dopo) sarebbe meglio partire da (e con) chi sulle grandi domande sul "dove andiamo?" ha rivelato di avere qualche sua idea e magari anche qualche risposta concreta, un progetto. Qualcuno c'è, fuori e dentro la Rai.
[.com]

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mercoledì, 28 giugno 2006

Da definire ritorno Fiorello in tv

Ancora da definire il progetto della Rai di riportare Fiorello in tv . Lo showman dice che ne discutera' con l'azienda non prima dell'autunno. Da escludere in ogni caso la trasposizione 'tout court' di 'Viva Radiodue', che invece tornera' regolarmente in onda ad ottobre. Fiorello ha, di recente, spiegato che il programma 'e' troppo centrato sull'attualita'' e 'non puo' non andare in diretta'. Una sua idea 'proporre in tv l'ultimo show teatrale 'Volevo fare il ballerino', spezzato in due serate'.
[Ansa]

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mercoledì, 21 giugno 2006

Simona Ventura affida la propria immagine a Carat

Mancano gli ultimi dettagli ma l'operazione sembra conclusa: Simona Ventura e' la prima grande star a ''industrializzare'' la gestione di se' e della propria immagine. Cosi' rivela il numero di ''Chi'' in edicola domani: la conduttrice di ''quelli che il calcio'' ha deciso di uscire dal giro degli agenti di spettacolo per passare, con una mossa inedita per l'Italia, in una supersquadra internazionale, il gruppo Carat, che si occupa di media, di comunicazione e di pubblicita' a 360 gradi. Agli amici fa sapere che vuole sentirsi ''piu' protetta'', ma che soprattutto ha un ''piano ambizioso a largo raggio, una strategia di comunicazione all'americana'', basata su ricerche ad hoc e progetti su misura per lei. (Adnkronos)

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mercoledì, 07 giugno 2006

Le inchieste di Rai News 24

La strage di Ishaqi

Rai News 24 mette in onda domani mattina alle 7:35 circa l’inchiesta di Flaviano Masella sulla strage di Ishaqi, le cui immagini shock raccolte dal canale all news della Rai e dalla BBC hanno dato il via a nuove accuse all’esercito Usa in Iraq.

 

Le immagini e le testimonianze della strage di Ishaqi, 100 km a nord di Baghdad, denunciano un altro massacro di civili iracheni e ancora una volta viene accusato l'esercito statunitense: 11 le persone uccise, tra cui 5 bambini e 4 donne secondo le fonti locali.

 

Le immagini sono state girate dalla polizia locale lo scorso 15 marzo, giorno della strage di Ishaqi, e sono state fornite a Rai News 24 da un’organizzazione irachena per i diritti umani.

 

L'inchiesta "La strage di Ishaqi" di Flaviano Masella, a cura di Maurizio Torrealta, mette a confronto il Pentagono, che ha scagionato con un’inchiesta lampo i militari coinvolti, con la polizia locale e i testimoni oculari che muovono, invece, nuove gravi accuse nei confronti dell'esercito americano.

 

I bambini colpiti da arma da fuoco rilevabili dal video sono almeno tre, la polizia locale ne denuncia cinque bambini, mentre il Pentagono parla di un solo bambino colpito.

 

Rai News 24 mette a confronto le due versioni, analizza i filmati e le foto della strage e dà conto delle conclusioni dell'inchiesta del Pentagono che liquida le testimonianze come false.

 

“La strage di Ishaqi” è l’ultima inchiesta, in ordine cronologico, del gruppo investigativo di Rai News 24, costituito da Roberto Morrione, prima di lasciare la Direzione del canale all news della Rai per raggiunti limiti d’età.

 

"La strage di Ishaqi" è già visibile sul sito internet: www.rainews24.it e sarà in onda su Rai News 24: domani mattina alle 13.17; venerdì ore 11.47; sabato ore 13.47 e 18.17; domenica alle 5.17 e 9.17 ed, infine, lunedì 12 giugno alle ore 23.17.


sabato, 03 giugno 2006

Chi sono gli omosessuali?

Anna Scalfati, conduttriceDomenica 4 giugno in seconda serata torna su RaiTre “Percorsi d'amore” programma ideato e condotto da Anna Scalfati e giunto alla sua quarta edizione . La giornalista è andata a Brescia per incontrare un gruppo di giovani omosessuali ed ha tracciato con loro il percorso di questa prima puntata. Chi sono gli omosessuali? e perché, improvvisamente, in un ragazzo appena adolescente subentra una attrazione fisica e mentale verso lo stesso sesso? Che cosa accade in una situazione di questo tipo? Quali sono le figure di riferimento all'interno della famiglia? E infine che famiglia è una famiglia composta da due persone appartenenti allo stesso sesso? Nel nuovo format il "comizio" con gli omosessuali costituisce l'approccio televisivo all'argomento che ha come caratteristica un tono pacato e sereno. I contributi filmati portano al dibattito gli spunti necessari come la storia di due gay che si amano da ventisette anni e che vantano un ménage esemplare o il barista di Nardo' in Puglia talmente spaventato dalla presenza degli omosessuali da attaccare un cartello fuori dal suo esercizio con su scritto "divieto di accesso ai gay". Percorsi d'amore racconta i ragazzi omosessuali , quelli che ogni giorno vivono , lavorano, si amano nel nostro paese. La nuova serie di “Percorsi d'amore” cercherà ancora di raccontare storie autentiche legate ai sentimenti ma rifletterà anche sulla ricerca di una nuova spiritualità, sui nuovi miti, le speranze e la confusione, in particolare nelle giovani generazioni. Il format rimane quello delle edizioni precedenti, attento a non invadere la privacy delle persone che partecipano e a non spettacolarizzare relazioni sentimenti, come purtroppo spesso avviene. Va in onda domenica 4 giugno alle ore 23.25 su RaiTre.

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sabato, 03 giugno 2006

Nella prossima stagione tutti i reality confermati e sempre spazio alla fiction

Per l'autunno sfida al giovedì Morandi-Bonolis

Il condizionale è d'obbligo, ma le promesse sono tante. Non è ancora cominciata l'estate e già si parla di palinsesti d'autunno. Si prevede un testa a testa tra titani al giovedì sera quando Gianni Morandi presenterebbe uno show itinerante su Rai 1, mentre l'imbattibile coppia Bonolis-Laurenti sarebbe al timone di un game show su Canale 5. Confermati tutti i reality, e per il genere spunta qualche novità, e largo spazio alla fiction su tutti i fronti.

A Viale Mazzini come a Cologno Monzese è tempo di grandi manovre. Tra le poche certezze, il sabato sera di Raiuno affidato alla terza edizione di Ballando con le stelle, magari ancora abbinata alla Lotteria Italia. Ma potrebbe spuntare anche, il giovedì sera, un'inedita sfida Gianni Morandi-Paolo Bonolis. Pronta a mettere a segno la sesta vittoria consecutiva nelle stagioni di garanzia, l'ammiraglia Rai punta su Morandi per uno show itinerante, in quattro o più puntate, che dovrebbe andare in onda già a settembre. Al giovedì, il cantante di Monghidoro potrebbe vedersela con il nuovo game di Canale 5 condotto da Bonolis, che torna in coppia con Luca Laurenti.

Sempre per Bonolis è confermato il bis in seconda serata per Il senso della vita, in onda probabilmente il lunedì e il martedì: in tal caso, Matrix di Enrico Mentana si sposterebbe al mercoledì, giovedì e venerdì, conservando la doppia sfida con Porta a Porta.

Tutta la seconda parte della settimana di Raiuno sarà all'insegna dell'intrattenimento: il venerdì tocca alla nuova edizione del Treno dei desideri, il people show di Endemol Italia condotto da Antonella Clerici, il sabato ai vip danzanti di Milly Carlucci. Sul fronte opposto le due conduttrici avranno probabilmente l'inossidabile Paperissima e C'è posta per te di Maria De Filippi, oppure (il sabato) un nuovo reality Endemol, ancora top secret, affidato a Barbara D'Urso.

Il resto della settimana di Raiuno sarà appannaggio della fiction: Capri, Falcone, il remake dell' Inchiesta, La contessa di Castiglione; dei film e della Champions League, che dalla prossima stagione approda alla Rai. Almeno due gli appuntamenti settimanali con la fiction anche per Canale 5, che ha già pronte due serie: Distretto di polizia 6, con Giorgio Tirabassi a capo del dipartimento, l'annunciata morte di Ricky Memphis e diverse sorprese, e Codice rosso, ovvero le imprese di una squadra di vigili del fuoco, con Alessandro Gassman e Pietro Taricone. In arrivo anche il Ris 3 e diverse miniserie.

L'access prime time di Raiuno, almeno fino alla fine dell'anno, sarà ancora il regno di Affari tuoi, che avrà un nuovo conduttore: tra i volti già testati, ci sarebbero Giancarlo Magalli e il comico Max Giusti, atteso a giorni su Raidue con una nuova striscia in day time.

Nel preserale, tornerà L'eredità, ma con Carlo Conti, che sfiderà l'ex conduttore Amadeus, passato a Mediaset per condurre un nuovo gioco nella stessa fascia oraria.

Lavori in corso anche per la domenica pomeriggio: a Domenica in Lorena BianchettiMassimo Giletti, mentre Pippo Baudo, dopo il successo dell'ultima stagione, resterà il dominatore dell'ultima parte del pomeriggio. A Buona domenica dovrebbe invece approdare Paola Perego con i reduci dai reality, per cedere il passo, dalle 18:50, alle interviste di Maurizio Costanzo. prendera' il posto di Mara Venier, seguita nel segmento successivo da

Ma il condizionale è d'obbligo, anche per l'ipotetico trasloco di Serie A a Italia 1 con Sandro Piccinini. Tra i punti fermi dell'autunno di Raidue c'è, dal 13 settembre, la quarta edizione dell' Isola dei Famosi di Magnolia con Simona Ventura, confermatissima anche a Quelli che il calcio. Tra i naufraghi, si parla già di Bjorn Borg, Cristiano Malgioglio e Valeria Marini. Sempre che quest'ultima, corteggiata anche da Mediaset accetti di lavorare per la Rai: in tal caso, dovrebbe affiancare la sua amica Ventura anche nella versione italiana di Simple Life il programma con cui negli Stati Uniti ha sbancato Paris Hilton.

Tra le sorprese in arrivo sulla seconda rete ci sarebbe anche un nuovo reality, basato sull'attraversamento del deserto dell'Arizona: possibile conduttrice, Alba Parietti, che intanto sara' protagonista a metà giugno su Italia 1 del numero zero di un talk show sulle donne, Grimilde (come la strega di Biancaneve).

Sempre sulla rete giovane Mediaset, tra le novità d'autunno c'è il reality Beauty and the Geek (cioè le belle e i secchioni), condotto da Federica Panicucci.

[Ansa]

sabato, 27 maggio 2006

Auditel ancora e sempre sulla graticola

Auditel nel mirinoOrmai non passa giorno senza che le agenzie e gli organi di stampa non riportino critiche al sistema di rilevamento nazionale degli ascolti tv: l'Auditel.
Giovedì .Com anticipava la pubblicazione di un'analisi commissionata da Sky Italia e svolta da Enders Analysis che attaccava su vari fronti il sistema di rilevamento italiano. Subito sono seguite risposte stizzite da parte di Walter Pancini e altri rilievi da parte dell'Autorità di Garanzia per le Comunicazioni.
Qui di seguito riporto una rassegna degli articoli che hanno fatto discutere.





.Com - edizioni del 26 e 27/5/2006


La Enders Analysis critica l'Auditel: problemi di governo, trasparenza ed esattezza - di Remo De Vincenzo

Vecchia, obsoleta, oligarchica, incapace di seguire la rivoluzione digitale. Un vero processo al sistema Auditel quello che fuoriesce da un'accurata analisi commissionata da Sky Italia e svolta da Enders Analysis, una delle maggiori aziende al mondo di ricerche, analisi e controllo del mondo delle telecomunicazioni e media. Puntocom ha avuto la possibilità di "sbirciare" questo studio in anteprima, che da oggi stesso sarà inoltrato ai maggiori players televisivi italiani. Anticipiamo subito che si tratta di critiche prettamente tecniche e non ideologiche, basate sui migliori sistemi di valutazione internazionali (consultando il GGTAM: Global Guidelines for Television Audience Meausurement). Sono quindi critiche costruttive, che vogliono "svecchiare" il logorato sistema Auditel, e metterlo al passo coi "tempi digitali".
Le critiche sono sintetizzabili con tre aggettivi: carenza di governance, di trasparenza ed esattezza del sistema Auditel per la misurazione degli ascolti televisivi (TAM: Television Audience Measurement).
Governance: carenza di democrazia
La Enders Analysis (che d'ora in poi sintentizziamo nella sigla EA) sottolinea che il Cda Auditel «non include alcuna rappresentanza degli interessi di canali satellitari (o via cavo, Dsl o digitale terrestre). Secondo i nostri calcoli, i canali satellitari (NB escludendo Rai Sat) coprono almeno il 20% dei costi base annuali della ricerca. Hanno inoltre un solo rappresentante nel Comitato Tecnico formato da 18 persone». Urge guindi, secondo la EA, introdurre tre consiglieri "satellitari" nel Cda , e altrettanti tecnici nel Comitato Tecnico.
La EA sottolinea con una certa veemenza l'anomalia che va sotto il nome di Giulio Malgara: «Il Presidente delll'Auditel è il Presidente dell'UPA, ed il segretario del Comitato Tecnico è il Direttore ricerche dell'UPA. Inoltre gli attuali membri sono in carica in Auditel e in UPA sin dall'avvio di Auditel nel Dicembre 1986». Vent'anni di indisturbata monocratica Presidenza Auditel... Strabuzza gli occhi il relatore dell'analisi Toby Syfret, uno delle massime autorità internazionali in merito alla misurazione dell'audience televisive: «Non siamo a conoscenza di situazioni simili in nessun'altra organizzazione di ricerca TAM e siamo preoccupati dai potenziali conflitti d'interesse tra la rappresentanza UPA in Auditel e la più vasta base di membri UPA». E' sempre così: appena arriva uno straniero, comincia a scandalizzarsi per un conflitto d'interesse, senza capire che il Sistema Italia si basa proprio su queste fondamenta... La EA quindi propone di cambiare al più presto le regole di nomina e "reggenza" del Presidente Auditel, che dovrebbe andare a turno ai diversi gruppi di azionisti sulla base di un tempo massimo di due anni, con l'opzione di rinnovo per altri due anni.
Trasparenza: accesso alle RdB
C'è poi un problema di accesso alle tabulazioni della Ricerca di Base dettagliate. «Pensiamo che l'attuale struttura di ricerca possa essere condizionata da un errato utilizzo poiché dà la possibilità di accesso privilegiate solo a particolari gruppi di utenti (in particolare agli azionisti)». E poi «Auditel non permette analisi di ascolto su categorie non ponderate, impedendo quindi agli utenti di selezionare delle categorie che sono ampiamente disponibili agli utenti in molti altri paesi. Questo aumenta le difficoltà di valutazione dell'impatto della ponderazione sul campione satellitare... Pensiamo che siano legittimi i dubbi sull'accuratezza dei dati di ascolto datellitare, poiché vi sono errate stime di popolazione (e questo è riflesso dalla mancanza di variabili di panel control e/o di ponderazione basate sulla ricezione televisiva». Per esempio «è impossibile analizzare l'ascolto dei target adulti 15-44 anni nelle famiglie satellitari».
Esattezza: analizzare meglio l'Universo
C'è anche il problema che l'Auditel dice quanti italiani guardano Rai Uno, per esempio, ma non fa sapere su quale piattaforma hanno visto il canale. E' un dato "omogeinizzato", che non da la possibilità di capire qual'è lo spostamento dell'utenza verso le nuove piattaforme. Al contrario, negli altri paesi digitalizzati, le TAM nazionali danno la possibilità di conoscere l'utilizzo vero delle diverse piattaforme (vedi grafico in prima pagina).
Secondo la EA bisogna al più presto cambiare la frequenza dell'aggiornamento dell'Universo. L'Auditel «è molto arretrata in proposito», visto che svolge l'aggiornamento solo una volta l'anno, ad agosto, mentre negli altri paesi digitalizzati viene svolta più volte all'anno. Tenendo conto che siamo un paese dove, solo con gli abbonati Sky, ci sono all'incirca 100 mila nuovi utenti televisivi che passano al satellitare digitale, allora diventa evidente che il panel della tv italiana sta vivendo una stagione particolarmente vivace. E quindi l'aggiornamento pluriannuale dell'Universo è quantomeno urgente per avere dei valori reali di analisi.

L'Agcom: "Ve la diamo noi, l'Auditel" - di Francesco Lener
Dopo le accuse di Sky, il commissario Roberto Napoli propone di affidare all'Autorità le rilevazioni

«La sede napoletana ha strumenti, strutture e uffici. E i fondi potrebbero arrivare dagli operatori stessi» Il retroscena. «Ciampi ci disse: State attenti a questa Auditel,  non riceve in modo corretto»

Prima l'imbarazzante "equivoco" sul taglio del target over 64, poi le pesanti critiche mosse dall'Autorità delle Comunicazioni sulla base di un documento Istat, infine l'attacco frontale, anticipato ieri da .Com, di Sky Italia attraverso una ricerca di Enders Analysis. Per l'Auditel, nonostante la commovente capacità del direttore generale Walter Pancini di incassare i colpi, sono giorni duri, durissimi. L'idea di poter uscire finalmente da questo singolare monopolio, fino a ieri balenata solo a un drappello di "movimentisti esagitati", è sempre più una possibilità concreta. A venire allo scoperto oggi è Roberto Napoli, commissario Agcom ed ex senatore dell'Udeur, che non fa giri di parole e dice chiaro e tondo: «Propongo che le rilevazioni degli ascolti vengano affidate alla nostra Autorità e sviluppate nella nostra sede partenopea».
Che passi farà, di qui in avanti, l'Agcom per riformare il sistema di rilevazione degli ascolti tv?
Cominciamo dal passato: nel messaggio alle Camere del luglio 2005, appena insediati, abbiamo fatto un riferimento preciso alla necessità di riformare l'Auditel, che è una società divisa tra Rai, Mediaset e altri operatori. Appariva e appare almeno strano che chi debba stabilire il numero di spettatori presenti davanti a un programma siano gli stessi operatori di rete e di contenuti. Il valore complessivo del mercato pubblicitario è di 20 miliardi di euro e l'87% della pubblicità è divisa tra Rai e Mediaset. Avevamo già prodotto una serie di note tecniche sulla inaffidabilità - è giusto usare questo termine - dell'Auditel. Non ha senso che facciano testo quei cittadini scelto a campione (e sono grosso modo gli stessi da molti anni) che accendono la tv e poi magari se ne vanno a fare un giretto con un amico o vanno a dormire. Ci sono criteri di ascolto diversi in tutto il mondo per la rilevazione: esiste persino un'"Auditel portatile", un po' come il pace maker, per segnalare la presenza, o meno, dell'utente di fronte al video.
Ok, ma come superare questi "problemi tecnici"?
Noi abbiamo dato incarico all'Istat perché ci desse i parametri che servono per una corretta rilevazione dei dati di ascolto. L'Istat ci ha inviato un primo documento, che noi abbiamo approvato e pubblicato, molto preciso sulle lacune dell'Auditel. Ma voglio dire una cosa che non abbiamo mai rivelato e che ora si può dire, visto che Ciampi non è più al Quirinale.
E ora che c'entra Ciampi?
Quando incontrammo il presidente della Repubblica dopo la nostra nomina, Ciampi ci disse: "Attenzione a questo strumento, l'Auditel, che poi non è che riceva in modo del tutto corretto". Quindi ricevemmo persino un richiamo del Capo dello Stato su questo fronte: è evidente che dobbiamo lavorarci.
E lei come ci vuole lavorare?
Ho visitato l'Authority brasiliana, che conta mille dipendenti, non come i 240 della nostra povera Agcom. L'Anatel, così si chiama, per incarico del ministero delle Comunicazioni, fa il rilevamento dei dati d'ascolto. Interpretando la norma della legge 249, la Maccanico, in cui si parla dell'Auditel, non si esclude che non stessi possiamo fare il rilevamento. Nella nostra sede di Napoli abbiamo la strumentazione, che andrebbe ovviamente integrata, per fare una nuova Auditel. Personalmente, io sono convinto che un'Auditel più neutrale e più corretta andrebbe fatta dall'Autorità per le Comunicazioni, che è un organo autonomo e affidabile.
Già, ma i costi di un'operazione del genere?
I nostri fondi li riceviamo in parte dal ministero del Tesoro e in parte dagli operatori. Visto che l'Auditel ha dei costi, non escludo che tutti gli operatori possano contribuire, anche Sky, per la quale non c'è motivo che non venga fatta la rilevazione. A Napoli ci sono strutture, strumenti, uffici, capacità tecniche. Noi, peraltro, già facciamo la rilevazione di tutti i programmi televisivi con il Centro d'ascolto, per la tutela dei minori, la tutela dei consumatori e durante la fase preelettorale per la par condicio. Visto che abbiamo già questi strumenti, basterà integrarli con la tecnologia giusta per fare anche i rilievi d'ascolto. E sarebbe una garanzia per gli stessi operatori.


E Pancini reagì duro: questo è un intervento a gamba tesa di Sky - di Remo De Vincenzo
«Ora basta! Non si può continuare a gettare fango su un sistema di rilevazione che è tra i migliori al mondo!». E' un fiume in piena, Walter Pancini, direttore generale dell'Auditel. Anche perché l'attacco è stato diretto e ben calibrato. Ieri .Com ha pubblicato le anticipazioni dell'analisi della Enders Analysis (una delle maggiori aziende di ricerche e analisi del mondo dei media) commissionata da Sky Italia che mette in luce svariati problemi del sistema Auditel. Dopo aver letto l'analisi, Pancini sbotta: «Ah, questo "rito italico" di dare le notizie prima ai giornali poi agli enti competenti, vabbè? Noi continueremo a dialogare con Sky Italia, e questo stato di allarme inventato dalla stampa non mi farà litigare con loro. Ma non si può subire un processo di questo livello». Si tratta comunque di un'analisi compiuta da uno dei massimi esperti di rilevazione televisiva al mondo. Toby Syfret è stato pure direttore dei nuovi media presso J. Walter Thompson? Non mi pare l'ultimo arrivato prezzolato che attacca l'Auditel per far contenti i committenti? Le critiche sono soprattutto tecniche?«Non solo, sottolinea Pancini, per carità, tutto è migliorabile in questo mondo, ma lo stesso studio della Enders definisce l'Auditel una delle aziende di rilevazione più moderne al mondo. Quello che trovo ingeneroso è questo continuo attacco diretto. Noi siamo disposti a discutere, concertare, mettere in discussione qualsiasi miglioria dal punto di vista tecnico, ma non esageriamo».
Ecco, fermiamoci su quello che, secondo voi dell'Auditel, trovate "ingeneroso" nelle critiche della Enders. «Parlare di "conflitto d'interesse" nella governance della nostra Srl è inaccettabile. Che senso ha stare lì a sottolineare che il nostro Presidente è sempre lo stesso da 20 anni (Giulio Malgara, ndr) e che dirige pure l'UPA (Utenti Pubblicità Associati)? Beh?, di fronte a queste "critiche", salto dalla sedia! Ma vorrei vedere? Sono proprio loro i signori che ci mettono i soldi per tutto questo! Vogliamo renderci conto che l'Auditel è uno strumento che serve ai pubblicitari, punto e basta? E chi altro dovrebbe presiedere? Sarebbe grave se fossimo controllati direttamente dalle televisioni, quello sì che sarebbe un conflitto d'interesse. Diciamolo chiaro e tondo, la presidenza e il coordinamento del Comitato Tecnico sotto controllo dell'UPA sono una tutela di trasparenza dell'informazione».
Sempre sulla governance, cosa pensa del consiglio della Enders di introdurre tre consiglieri nel Cda Auditel e tre tecnici nel Comitato Tecnico? Pancini riparte in quarta: «Che Sky Italia debba entrare nel Cda mi sembra legittimo, ed è già all'ordine del giorno di una delle prossime riunioni di Consiglio. Ma che ci si permetta di dire quanti consiglieri far entrare, mi sembra pazzesco. Perché non cinque o sei, così lo facciamo diventare un "Parlamentino" questo Cda? Per favore? Siamo seri, questo è un intervento a gamba tesa, da cartellino rosso. Ricordo agli smemorati che l'Auditel è una Srl, una società privata. Per fortuna esiste la libertà d'impresa, e quindi non siamo obbligati a subire cambiamenti. Decideremo razionalmente come, cosa e quando modificare. Certo, il dialogo con Sky continuerà, senza però subire accelerazioni che mettano tutto in discussione».
Dal punto di vista tecnico, ci sono critiche ben motivate: per esempio, il fatto che la Ricerca di Base debba essere più robusta: «Critiche tarde visto che, da gennaio scorso, abbiamo coinvolto la IPSOS che ha allargato la ricerca di base a 30 mila casi, con un numero wave molto più accelerato. Su questo punto siamo tra i migliori al mondo, senza possibilità di smentite». E' vero che aggiornate il vostro "universo" e popolazione (la tipologia del pubblico televisivo, ndr) solo una volta all'anno? Ci sono almeno centomila nuovi abbonati Sky al mese? «Falso. Da quest'anno aggiorneremo il panel tre volte all'anno, quadrimestralmente, con nove differenti wave (finestre, ndr)». La Enders sottolinea il fatto che date degli ascolti "omogeneizzati", senza dire con quale piattaforma vengono visti i canali generalisti. «E allora? Mi scusi, le ricordo ancora una volta che l'Auditel è uno strumento nato per gli inserzionisti pubblicitari. Per loro non è importante dove viene visto il canale televisivo, bensì quanto e da chi è visto. Accorpare i dati è una convenzione di mercato». E con la tv via telefono, come vi comporterete? «Quello non lo possiamo fare noi dell'Auditel. Si rende conto che si tratterebbe di un vero e proprio censimento, in cui andremmo a conoscere i gusti anche più intimi dell'utente?».
E sui dati Auditel satellitari, quando verranno pubblicati? «Noi siamo già pronti. Monitoriamo già ben 96 emittenti satellitari, ma non li possiamo pubblicare. C'è un'ingiunzione della Sitcom». E sulle famiglie Sky sottostimate dal vostro panel? «Su quello ci stiamo lavorando. Effettivamente noi stimiamo una famiglia televisiva composta da 2,7 persone di media, mentre quella Sky è di tre elementi. Ripeto, alcune migliorie sono possibili. Senza però buttare il bambino con l'acqua sporca».


mercoledì, 17 maggio 2006

Auditel verso una svolta?

L'AgCom bacchetta Auditel e invita a revisionare gli ascolti

Ora è arrivata la certificazione: il sistema Auditel non è adeguato. Lo dicevano tutti da tempo. Soprattutto chi si vedeva decretare i propri programmi come un flop. A mettere il bollo sulla mancanza di autorevolezza del sistema che rileva gli ascolti televisivi è stata l'AgCom, l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò. Non si tratta di un fatto burocratico, ma di un atto che coinvolge interessi enormi nel mondo televisivo. In sostanza, da tempo molti soggetti televisivi, in primo luogo Sky, si lamentavano che i parametri usati dall'Auditel non fossero adeguati alla nuova realtà tecnologica. Fatta di canali satellitari, di digitale terrestre, di emittenti via cavo, di Iptv (la tv via Internet). Della questione si stava occupando da tempo l'Agcom, che ieri - nella commissione riunita a Napoli - ha finalmente varato un atto di indirizzo. Decodificando il burocratese del comunicato, la commissione ha rivelato che l'Auditel (il consiglio di amministrazione attualmente è composto da Rai, Mediaset, La7 e imprese di comunicazione) non è «democratica», non rappresentando gli altri soggetti televisivi. Inoltre il sistema di rilevamento non è adeguato alle nuove tecnologie di trasmissione e il campione (le famiglie che hanno in casa il meter che rileva gli ascolti) non è sufficientemente rappresentativo della popolazione. Di conseguenza l'AgCom detta i principi a cui l'Auditel si dovrà attenere entro sei mesi: allargare la società agli altri soggetti televisivi, adeguare il sistema di rilevamento in base alle nuove piattaforme e svecchiare il campione (che significa una maggiore rotazione delle famiglie rilevate: oggi i meter restano nelle case per cinque anni, si passerebbe a sei mesi/un anno). L'Agenzia avverte che in caso l'Auditel non soddisfi le richieste procederà direttamente alle rilevazioni sulla base di una metodologia che sta approntando l'Istat.
Sulla questione ha subito risposto Walter Pancini, responsabile della società Auditel, il quale, in sostanza, ha sottolineato che la società si sta già allineando alle prescrizioni dell'AgCom. «Abbiamo sempre accolto nuovi soggetti nel cda, quando hanno avuto consistenza: è imminente l'ingresso di Sky, per il quale c'è già l'ok dei consiglieri di amministrazione».
In realtà finora Sky non è mai entrata perché non riteneva adeguato il sistema di rilevamento. «Questo - spiega Pancini - non è più basato sull'identificazione delle frequenze, cioè sui codici di riconoscimento trasmessi dai broadcaster, ma sul riconoscimento delle tracce audio». Quanto al campione, «possiamo vantare il rapporto meter-popolazione più grande del mondo: 5100 famiglie. L'allargamento del campione? Chi paga?». Plaude al responso dell'Agcom Valter La Tona, presidente del Gruppo Sitcom (piattaforma Sky) che da tempo ha ingaggiato una battaglia legale contro l'Auditel: «È un fatto storico».
[Il Giornale]

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