Una Freeview italiana è il progetto a cui stanno lavorando le imprese televisive e che servirà a superare lo stallo che vive la pay per view. L'annuncio è stato dato da Piero De Chiara, presidente Dgtvi che ha introdotto ieri pomeriggio a Napoli la seconda conferenza nazionale sul digitale terrestre dal tema "La televisione di tutti". Il modello paghi ciò che vedi è stato un successo, ha sottolineato De Chiara, il quale tuttavia ha anche aggiunto che «questi successi non sono sufficienti». «Accanto ad alcuni primati abbiamo accumulato, rispetto agli altri Paesi europei, anche alcuni ritardi - ha spiegato -. Non basta festeggiare, proprio in questi giorni, i 4 milioni di decoder terrestri venduti, che fanno dell'Italia il secondo Paese europeo; occorre guardare al dato degli ultimi mesi: oggi la vendita mensile del decoder in Italia è più lenta anche rispetto a Paesi che sono partiti dopo di noi, come ad esempio la Francia». La vendita del decoder, insomma, è troppo dipendente dalla stagionalità delle offerte pay, legate essenzialmente al campionato di calcio con Mediaset e La7. «La media senza contributi è 100 mila decoder al mese. Nei mesi più fiacchi si vendono solo 50 mila decoder, un numero che non ci consente né di raggiungere gli obbiettivi fissati dalle leggi nazionali, né quelli contenuti nelle raccomandazioni comunitarie. Occorre un deciso cambio di passo».
Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e tv locali si uniranno per una piattaforma comune del digitale terrestre aperta a tutti gli operatori basata su un'offerta gratuita. Più intrattenimento, più informazione, più sport, funzioni interattive e nuovi canali. Il progetto si chiama Tivù, e verrà lanciato con il placet del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che parla del 2012 come data realistica per il passaggio alla nuova tecnologia.
Intanto per le prossime settimane Gentiloni annuncia la creazione di un "organismo pubblico che funga da cabina di regia" con porte aperte non solo ai soci della Dgtv "cui sarà assicurata una posizione fondamentale come a tutti i soci dei club, ma anche auspicabilmente ad altri editori e ai consumatori". In questo modo il governo esplicherà quella "funzione di coordinamento del sistema che gli compete", ha sottolineato il ministro.
Il ministro invita tutti con forza al realismo: chiusa la politica degli incentivi all'acquisto dei decoder, anche perché vietata dalla Ue, il digitale terrestre rischia la stagnazione. Il "cambio di rotta" passa attraverso il lancio di una nuova offerta gratuita, "più attraente e più forte", che dovrà vedere la Rai in prima linea, visto anche l'obbligo da servizio universale che le compete.
Con il responsabile del digitale terresrre Federico Di Chio, Mediaset annuncia subito la nascita di due nuovi canali, uno dedicato alla fiction e l'altro all news, sul modello anglosassone, ma chiede anche "scelte politiche forti e un progetto organico" per il digitale terrestre.
Al direttore generale di Viale Mazzini Claudio Cappon, che chiede un "sano dirigismo" e definisce "scontato l'aumento del canone" per mettere l'azienda in condizioni di sostenere la nuova sfida, Gentiloni risponde indirettamente che l'esecutivo è pronto a svolgere "una parte fondamentale", attraverso il contratto di servizio e attraverso il canone.
Anche da Riccardo Perissich, presidente di Telecom Italia Media, viene ribadita la richiesta di un "percorso credibile", soprattutto se "si vogliono attirare capitali stranieri. So bene - ha detto - che le strategie sul digitale terrestre sono legate al riassetto generale del sistema televisivo: del resto, non abbiamo mai guardato con particolare entusiasmo alla legge Gasparri e al Sic, in particolare alla norma asimmetrica che abbassa dal 20 al 10% il limite anticoncentrazione per il nostro gruppo. Quello che ci interessa di più nella riforma del sistema tv è la rapidità dei tempi e la larghezza del consenso: nulla sarebbe peggio di un'altra legislatura spesa in una guerra delle televisioni. Altrimenti gli investimenti non arriveranno e il sistema resterà ingessato".
"Sull'ingresso del digitale si rischia di rimettere indietro le lancette dell'orologio e il pretesto non è tecnico". Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Per Confalonieri è necessario trovare "una data ragionevole perché tutti abbiano il digitale, ma ci deve credere davvero chi governa e chi ha le redini del sistema televisivo". "Noi ci crediamo - ha assicurato - perché abbiamo messo un miliardo e 600 milioni in tecnologia, hardware e l'acquisto di diritti e così via, sulla base di una legge, questo perché c'era una previsione da parte dello Stato che risaliva a un governo di centrosinistra. Ora se tutto viene diluito e se il pretesto non è tecnico, ma quello di rimettere indietro le lancette dell'orologio e di restare nell'analogico perché in tal modo si può favorire qualche nuovo entrante".
Che gli investitori abbiano bisogno di certezze è stato ribadito anche dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar: "Ci vuole serietà, è necessario un percorso certo, altrimenti non è possibile disegnare business plan e realizzare nuove reti e contenuti". E ancora. "L'Italia - ha detto Ben Ammar, rivolgendosi in particolare al ministro Gentiloni - è un Paese aperto, liberale, pluralista. Non fate marcia indietro. I governi devono aiutare a costruire il digitale terrestre gratis".
Tullio Camiglieri, responsabile comunicazione di Sky, ha lanciato la proposta di "costringere i costruttori a inserire nei nuovi apparecchi tv il sintonizzatore del digitale terrestre, come sta già accadendo negli Stati Uniti". Altra proposta di Camiglieri, "trasformare DGTVi in Italia digitale, un'associazione aperta a tutti gli operatori, insieme al ministero, affinché tutte le piattaforme collaborino per lo sviluppo del digitale nel nostro Paese, così come è successo in Inghilterra dove è nata UK Digital".
Per uscire dal loro ruolo di cenerentola, le tv locali chiedono "interventi di riequilibrio del mercato analogico, favorendo gli investimenti pubblicitari anche sulle piccole emittenti": in questo modo, è tornato a sottolineare Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo, "potranno essere individuate soluzioni che consentano alle tv locali di continuare ad operare e di svolgere non solo un ruolo da fornitore di contenuti, ma anche da operatore di rete".
La presentazione dei palinsesti autunnali della Rai che si è svolta nel week end scorso a Cannes (io non ho mai capito perché proprio a Cannes ma prima o poi qualcuno me lo saprà spiegare) ha suscitato non solo interesse e soddisfazione, ma entusiasmo, euforia e momenti di vera commozione. I motivi di un simile clima sono più che comprensibili. Siamo di fronte a una svolta storica. D'altronde nelle vicende di questa strana azienda in questo strano paese, le svolte storiche abbondano. Una ogni cinque anni è garantita, ma di solito si riesce a farne anche qualcuna in più; il che, per essere una roba da consegnare direttamente alla storia, è davvero da record. Ma questa volta a dare un bell'aiuto alla portata storica del cambiamento ci ha pensato la cronaca, la più bassa delle cronache, quel misto di nera e rosa che, proprio in questi ultimi giorni, ci ha spiattellato l'immagine della Rai del centrodestra come una grande "vallettopoli". Una parentesi: ma chi riuscirà a spiegare ai brillanti giornalisti coniatori di neologismi, che il suffisso "poli" di origine greca indica una città, un agglomerato e non ha in sé connotazioni negative o spregiative? Per cui "calciopoli" non designa affatto un calcio corrotto e quindi non significa nulla e "vallettopoli" può al massimo far pensare a un'eccessiva presenza di vallette, senza escludere che possano essere capaci e meritevoli.
Ancora da definire il progetto della Rai di riportare Fiorello in tv . Lo showman dice che ne discutera' con l'azienda non prima dell'autunno. Da escludere in ogni caso la trasposizione 'tout court' di 'Viva Radiodue', che invece tornera' regolarmente in onda ad ottobre. Fiorello ha, di recente, spiegato che il programma 'e' troppo centrato sull'attualita'' e 'non puo' non andare in diretta'. Una sua idea 'proporre in tv l'ultimo show teatrale 'Volevo fare il ballerino', spezzato in due serate'.
Mancano gli ultimi dettagli ma l'operazione sembra conclusa: Simona Ventura e' la prima grande star a ''industrializzare'' la gestione di se' e della propria immagine. Cosi' rivela il numero di ''Chi'' in edicola domani: la conduttrice di ''quelli che il calcio'' ha deciso di uscire dal giro degli agenti di spettacolo per passare, con una mossa inedita per l'Italia, in una supersquadra internazionale, il gruppo Carat, che si occupa di media, di comunicazione e di pubblicita' a 360 gradi. Agli amici fa sapere che vuole sentirsi ''piu' protetta'', ma che soprattutto ha un ''piano ambizioso a largo raggio, una strategia di comunicazione all'americana'', basata su ricerche ad hoc e progetti su misura per lei. (Adnkronos)
Rai News 24 mette in onda domani mattina alle 7:35 circa l’inchiesta di Flaviano Masella sulla strage di Ishaqi, le cui immagini shock raccolte dal canale all news della Rai e dalla BBC hanno dato il via a nuove accuse all’esercito Usa in Iraq.
Le immagini e le testimonianze della strage di Ishaqi, 100 km a nord di Baghdad, denunciano un altro massacro di civili iracheni e ancora una volta viene accusato l'esercito statunitense: 11 le persone uccise, tra cui 5 bambini e 4 donne secondo le fonti locali.
Le immagini sono state girate dalla polizia locale lo scorso 15 marzo, giorno della strage di Ishaqi, e sono state fornite a Rai News 24 da un’organizzazione irachena per i diritti umani.
L'inchiesta "La strage di Ishaqi" di Flaviano Masella, a cura di Maurizio Torrealta, mette a confronto il Pentagono, che ha scagionato con un’inchiesta lampo i militari coinvolti, con la polizia locale e i testimoni oculari che muovono, invece, nuove gravi accuse nei confronti dell'esercito americano.
I bambini colpiti da arma da fuoco rilevabili dal video sono almeno tre, la polizia locale ne denuncia cinque bambini, mentre il Pentagono parla di un solo bambino colpito.
Rai News 24 mette a confronto le due versioni, analizza i filmati e le foto della strage e dà conto delle conclusioni dell'inchiesta del Pentagono che liquida le testimonianze come false.
“La strage di Ishaqi” è l’ultima inchiesta, in ordine cronologico, del gruppo investigativo di Rai News 24, costituito da Roberto Morrione, prima di lasciare la Direzione del canale all news della Rai per raggiunti limiti d’età.
"La strage di Ishaqi" è già visibile sul sito internet: www.rainews24.it e sarà in onda su Rai News 24: domani mattina alle 13.17; venerdì ore 11.47; sabato ore 13.47 e 18.17; domenica alle 5.17 e 9.17 ed, infine, lunedì 12 giugno alle ore 23.17.
Domenica 4 giugno in seconda serata torna su RaiTre “Percorsi d'amore” programma ideato e condotto da Anna Scalfati e giunto alla sua quarta edizione . La giornalista è andata a Brescia per incontrare un gruppo di giovani omosessuali ed ha tracciato con loro il percorso di questa prima puntata. Chi sono gli omosessuali? e perché, improvvisamente, in un ragazzo appena adolescente subentra una attrazione fisica e mentale verso lo stesso sesso? Che cosa accade in una situazione di questo tipo? Quali sono le figure di riferimento all'interno della famiglia? E infine che famiglia è una famiglia composta da due persone appartenenti allo stesso sesso? Nel nuovo format il "comizio" con gli omosessuali costituisce l'approccio televisivo all'argomento che ha come caratteristica un tono pacato e sereno. I contributi filmati portano al dibattito gli spunti necessari come la storia di due gay che si amano da ventisette anni e che vantano un ménage esemplare o il barista di Nardo' in Puglia talmente spaventato dalla presenza degli omosessuali da attaccare un cartello fuori dal suo esercizio con su scritto "divieto di accesso ai gay". Percorsi d'amore racconta i ragazzi omosessuali , quelli che ogni giorno vivono , lavorano, si amano nel nostro paese. La nuova serie di “Percorsi d'amore” cercherà ancora di raccontare storie autentiche legate ai sentimenti ma rifletterà anche sulla ricerca di una nuova spiritualità, sui nuovi miti, le speranze e la confusione, in particolare nelle giovani generazioni. Il format rimane quello delle edizioni precedenti, attento a non invadere la privacy delle persone che partecipano e a non spettacolarizzare relazioni sentimenti, come purtroppo spesso avviene. Va in onda domenica 4 giugno alle ore 23.25 su RaiTre.
Il condizionale è d'obbligo, ma le promesse sono tante. Non è ancora cominciata l'estate e già si parla di palinsesti d'autunno. Si prevede un testa a testa tra titani al giovedì sera quando Gianni Morandi presenterebbe uno show itinerante su Rai 1, mentre l'imbattibile coppia Bonolis-Laurenti sarebbe al timone di un game show su Canale 5. Confermati tutti i reality, e per il genere spunta qualche novità, e largo spazio alla fiction su tutti i fronti.
A Viale Mazzini come a Cologno Monzese è tempo di grandi manovre. Tra le poche certezze, il sabato sera di Raiuno affidato alla terza edizione di Ballando con le stelle, magari ancora abbinata alla Lotteria Italia. Ma potrebbe spuntare anche, il giovedì sera, un'inedita sfida Gianni Morandi-Paolo Bonolis. Pronta a mettere a segno la sesta vittoria consecutiva nelle stagioni di garanzia, l'ammiraglia Rai punta su Morandi per uno show itinerante, in quattro o più puntate, che dovrebbe andare in onda già a settembre. Al giovedì, il cantante di Monghidoro potrebbe vedersela con il nuovo game di Canale 5 condotto da Bonolis, che torna in coppia con Luca Laurenti.
Sempre per Bonolis è confermato il bis in seconda serata per Il senso della vita, in onda probabilmente il lunedì e il martedì: in tal caso, Matrix di Enrico Mentana si sposterebbe al mercoledì, giovedì e venerdì, conservando la doppia sfida con Porta a Porta.
Tutta la seconda parte della settimana di Raiuno sarà all'insegna dell'intrattenimento: il venerdì tocca alla nuova edizione del Treno dei desideri, il people show di Endemol Italia condotto da Antonella Clerici, il sabato ai vip danzanti di Milly Carlucci. Sul fronte opposto le due conduttrici avranno probabilmente l'inossidabile Paperissima e C'è posta per te di Maria De Filippi, oppure (il sabato) un nuovo reality Endemol, ancora top secret, affidato a Barbara D'Urso.
Il resto della settimana di Raiuno sarà appannaggio della fiction: Capri, Falcone, il remake dell' Inchiesta, La contessa di Castiglione; dei film e della Champions League, che dalla prossima stagione approda alla Rai. Almeno due gli appuntamenti settimanali con la fiction anche per Canale 5, che ha già pronte due serie: Distretto di polizia 6, con Giorgio Tirabassi a capo del dipartimento, l'annunciata morte di Ricky Memphis e diverse sorprese, e Codice rosso, ovvero le imprese di una squadra di vigili del fuoco, con Alessandro Gassman e Pietro Taricone. In arrivo anche il Ris 3 e diverse miniserie.
L'access prime time di Raiuno, almeno fino alla fine dell'anno, sarà ancora il regno di Affari tuoi, che avrà un nuovo conduttore: tra i volti già testati, ci sarebbero Giancarlo Magalli e il comico Max Giusti, atteso a giorni su Raidue con una nuova striscia in day time.
Nel preserale, tornerà L'eredità, ma con Carlo Conti, che sfiderà l'ex conduttore Amadeus, passato a Mediaset per condurre un nuovo gioco nella stessa fascia oraria.
Lavori in corso anche per la domenica pomeriggio: a Domenica in Lorena BianchettiMassimo Giletti, mentre Pippo Baudo, dopo il successo dell'ultima stagione, resterà il dominatore dell'ultima parte del pomeriggio. A Buona domenica dovrebbe invece approdare Paola Perego con i reduci dai reality, per cedere il passo, dalle 18:50, alle interviste di Maurizio Costanzo. prendera' il posto di Mara Venier, seguita nel segmento successivo da
Ma il condizionale è d'obbligo, anche per l'ipotetico trasloco di Serie A a Italia 1 con Sandro Piccinini. Tra i punti fermi dell'autunno di Raidue c'è, dal 13 settembre, la quarta edizione dell' Isola dei Famosi di Magnolia con Simona Ventura, confermatissima anche a Quelli che il calcio. Tra i naufraghi, si parla già di Bjorn Borg, Cristiano Malgioglio e Valeria Marini. Sempre che quest'ultima, corteggiata anche da Mediaset accetti di lavorare per la Rai: in tal caso, dovrebbe affiancare la sua amica Ventura anche nella versione italiana di Simple Life il programma con cui negli Stati Uniti ha sbancato Paris Hilton.
Tra le sorprese in arrivo sulla seconda rete ci sarebbe anche un nuovo reality, basato sull'attraversamento del deserto dell'Arizona: possibile conduttrice, Alba Parietti, che intanto sara' protagonista a metà giugno su Italia 1 del numero zero di un talk show sulle donne, Grimilde (come la strega di Biancaneve).
Sempre sulla rete giovane Mediaset, tra le novità d'autunno c'è il reality Beauty and the Geek (cioè le belle e i secchioni), condotto da Federica Panicucci.
Ormai non passa giorno senza che le agenzie e gli organi di stampa non riportino critiche al sistema di rilevamento nazionale degli ascolti tv: l'Auditel.«La sede napoletana ha strumenti, strutture e uffici. E i fondi potrebbero arrivare dagli operatori stessi» Il retroscena. «Ciampi ci disse: State attenti a questa Auditel, non riceve in modo corretto»
Prima l'imbarazzante "equivoco" sul taglio del target over 64, poi le pesanti critiche mosse dall'Autorità delle Comunicazioni sulla base di un documento Istat, infine l'attacco frontale, anticipato ieri da .Com, di Sky Italia attraverso una ricerca di Enders Analysis. Per l'Auditel, nonostante la commovente capacità del direttore generale Walter Pancini di incassare i colpi, sono giorni duri, durissimi. L'idea di poter uscire finalmente da questo singolare monopolio, fino a ieri balenata solo a un drappello di "movimentisti esagitati", è sempre più una possibilità concreta. A venire allo scoperto oggi è Roberto Napoli, commissario Agcom ed ex senatore dell'Udeur, che non fa giri di parole e dice chiaro e tondo: «Propongo che le rilevazioni degli ascolti vengano affidate alla nostra Autorità e sviluppate nella nostra sede partenopea».
Ora è arrivata la certificazione: il sistema Auditel non è adeguato. Lo dicevano tutti da tempo. Soprattutto chi si vedeva decretare i propri programmi come un flop. A mettere il bollo sulla mancanza di autorevolezza del sistema che rileva gli ascolti televisivi è stata l'AgCom, l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò. Non si tratta di un fatto burocratico, ma di un atto che coinvolge interessi enormi nel mondo televisivo. In sostanza, da tempo molti soggetti televisivi, in primo luogo Sky, si lamentavano che i parametri usati dall'Auditel non fossero adeguati alla nuova realtà tecnologica. Fatta di canali satellitari, di digitale terrestre, di emittenti via cavo, di Iptv (la tv via Internet). Della questione si stava occupando da tempo l'Agcom, che ieri - nella commissione riunita a Napoli - ha finalmente varato un atto di indirizzo. Decodificando il burocratese del comunicato, la commissione ha rivelato che l'Auditel (il consiglio di amministrazione attualmente è composto da Rai, Mediaset, La7 e imprese di comunicazione) non è «democratica», non rappresentando gli altri soggetti televisivi. Inoltre il sistema di rilevamento non è adeguato alle nuove tecnologie di trasmissione e il campione (le famiglie che hanno in casa il meter che rileva gli ascolti) non è sufficientemente rappresentativo della popolazione. Di conseguenza l'AgCom detta i principi a cui l'Auditel si dovrà attenere entro sei mesi: allargare la società agli altri soggetti televisivi, adeguare il sistema di rilevamento in base alle nuove piattaforme e svecchiare il campione (che significa una maggiore rotazione delle famiglie rilevate: oggi i meter restano nelle case per cinque anni, si passerebbe a sei mesi/un anno). L'Agenzia avverte che in caso l'Auditel non soddisfi le richieste procederà direttamente alle rilevazioni sulla base di una metodologia che sta approntando l'Istat.