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sabato, 27 maggio 2006

Auditel ancora e sempre sulla graticola

Auditel nel mirinoOrmai non passa giorno senza che le agenzie e gli organi di stampa non riportino critiche al sistema di rilevamento nazionale degli ascolti tv: l'Auditel.
Giovedì .Com anticipava la pubblicazione di un'analisi commissionata da Sky Italia e svolta da Enders Analysis che attaccava su vari fronti il sistema di rilevamento italiano. Subito sono seguite risposte stizzite da parte di Walter Pancini e altri rilievi da parte dell'Autorità di Garanzia per le Comunicazioni.
Qui di seguito riporto una rassegna degli articoli che hanno fatto discutere.





.Com - edizioni del 26 e 27/5/2006


La Enders Analysis critica l'Auditel: problemi di governo, trasparenza ed esattezza - di Remo De Vincenzo

Vecchia, obsoleta, oligarchica, incapace di seguire la rivoluzione digitale. Un vero processo al sistema Auditel quello che fuoriesce da un'accurata analisi commissionata da Sky Italia e svolta da Enders Analysis, una delle maggiori aziende al mondo di ricerche, analisi e controllo del mondo delle telecomunicazioni e media. Puntocom ha avuto la possibilità di "sbirciare" questo studio in anteprima, che da oggi stesso sarà inoltrato ai maggiori players televisivi italiani. Anticipiamo subito che si tratta di critiche prettamente tecniche e non ideologiche, basate sui migliori sistemi di valutazione internazionali (consultando il GGTAM: Global Guidelines for Television Audience Meausurement). Sono quindi critiche costruttive, che vogliono "svecchiare" il logorato sistema Auditel, e metterlo al passo coi "tempi digitali".
Le critiche sono sintetizzabili con tre aggettivi: carenza di governance, di trasparenza ed esattezza del sistema Auditel per la misurazione degli ascolti televisivi (TAM: Television Audience Measurement).
Governance: carenza di democrazia
La Enders Analysis (che d'ora in poi sintentizziamo nella sigla EA) sottolinea che il Cda Auditel «non include alcuna rappresentanza degli interessi di canali satellitari (o via cavo, Dsl o digitale terrestre). Secondo i nostri calcoli, i canali satellitari (NB escludendo Rai Sat) coprono almeno il 20% dei costi base annuali della ricerca. Hanno inoltre un solo rappresentante nel Comitato Tecnico formato da 18 persone». Urge guindi, secondo la EA, introdurre tre consiglieri "satellitari" nel Cda , e altrettanti tecnici nel Comitato Tecnico.
La EA sottolinea con una certa veemenza l'anomalia che va sotto il nome di Giulio Malgara: «Il Presidente delll'Auditel è il Presidente dell'UPA, ed il segretario del Comitato Tecnico è il Direttore ricerche dell'UPA. Inoltre gli attuali membri sono in carica in Auditel e in UPA sin dall'avvio di Auditel nel Dicembre 1986». Vent'anni di indisturbata monocratica Presidenza Auditel... Strabuzza gli occhi il relatore dell'analisi Toby Syfret, uno delle massime autorità internazionali in merito alla misurazione dell'audience televisive: «Non siamo a conoscenza di situazioni simili in nessun'altra organizzazione di ricerca TAM e siamo preoccupati dai potenziali conflitti d'interesse tra la rappresentanza UPA in Auditel e la più vasta base di membri UPA». E' sempre così: appena arriva uno straniero, comincia a scandalizzarsi per un conflitto d'interesse, senza capire che il Sistema Italia si basa proprio su queste fondamenta... La EA quindi propone di cambiare al più presto le regole di nomina e "reggenza" del Presidente Auditel, che dovrebbe andare a turno ai diversi gruppi di azionisti sulla base di un tempo massimo di due anni, con l'opzione di rinnovo per altri due anni.
Trasparenza: accesso alle RdB
C'è poi un problema di accesso alle tabulazioni della Ricerca di Base dettagliate. «Pensiamo che l'attuale struttura di ricerca possa essere condizionata da un errato utilizzo poiché dà la possibilità di accesso privilegiate solo a particolari gruppi di utenti (in particolare agli azionisti)». E poi «Auditel non permette analisi di ascolto su categorie non ponderate, impedendo quindi agli utenti di selezionare delle categorie che sono ampiamente disponibili agli utenti in molti altri paesi. Questo aumenta le difficoltà di valutazione dell'impatto della ponderazione sul campione satellitare... Pensiamo che siano legittimi i dubbi sull'accuratezza dei dati di ascolto datellitare, poiché vi sono errate stime di popolazione (e questo è riflesso dalla mancanza di variabili di panel control e/o di ponderazione basate sulla ricezione televisiva». Per esempio «è impossibile analizzare l'ascolto dei target adulti 15-44 anni nelle famiglie satellitari».
Esattezza: analizzare meglio l'Universo
C'è anche il problema che l'Auditel dice quanti italiani guardano Rai Uno, per esempio, ma non fa sapere su quale piattaforma hanno visto il canale. E' un dato "omogeinizzato", che non da la possibilità di capire qual'è lo spostamento dell'utenza verso le nuove piattaforme. Al contrario, negli altri paesi digitalizzati, le TAM nazionali danno la possibilità di conoscere l'utilizzo vero delle diverse piattaforme (vedi grafico in prima pagina).
Secondo la EA bisogna al più presto cambiare la frequenza dell'aggiornamento dell'Universo. L'Auditel «è molto arretrata in proposito», visto che svolge l'aggiornamento solo una volta l'anno, ad agosto, mentre negli altri paesi digitalizzati viene svolta più volte all'anno. Tenendo conto che siamo un paese dove, solo con gli abbonati Sky, ci sono all'incirca 100 mila nuovi utenti televisivi che passano al satellitare digitale, allora diventa evidente che il panel della tv italiana sta vivendo una stagione particolarmente vivace. E quindi l'aggiornamento pluriannuale dell'Universo è quantomeno urgente per avere dei valori reali di analisi.

L'Agcom: "Ve la diamo noi, l'Auditel" - di Francesco Lener
Dopo le accuse di Sky, il commissario Roberto Napoli propone di affidare all'Autorità le rilevazioni

«La sede napoletana ha strumenti, strutture e uffici. E i fondi potrebbero arrivare dagli operatori stessi» Il retroscena. «Ciampi ci disse: State attenti a questa Auditel,  non riceve in modo corretto»

Prima l'imbarazzante "equivoco" sul taglio del target over 64, poi le pesanti critiche mosse dall'Autorità delle Comunicazioni sulla base di un documento Istat, infine l'attacco frontale, anticipato ieri da .Com, di Sky Italia attraverso una ricerca di Enders Analysis. Per l'Auditel, nonostante la commovente capacità del direttore generale Walter Pancini di incassare i colpi, sono giorni duri, durissimi. L'idea di poter uscire finalmente da questo singolare monopolio, fino a ieri balenata solo a un drappello di "movimentisti esagitati", è sempre più una possibilità concreta. A venire allo scoperto oggi è Roberto Napoli, commissario Agcom ed ex senatore dell'Udeur, che non fa giri di parole e dice chiaro e tondo: «Propongo che le rilevazioni degli ascolti vengano affidate alla nostra Autorità e sviluppate nella nostra sede partenopea».
Che passi farà, di qui in avanti, l'Agcom per riformare il sistema di rilevazione degli ascolti tv?
Cominciamo dal passato: nel messaggio alle Camere del luglio 2005, appena insediati, abbiamo fatto un riferimento preciso alla necessità di riformare l'Auditel, che è una società divisa tra Rai, Mediaset e altri operatori. Appariva e appare almeno strano che chi debba stabilire il numero di spettatori presenti davanti a un programma siano gli stessi operatori di rete e di contenuti. Il valore complessivo del mercato pubblicitario è di 20 miliardi di euro e l'87% della pubblicità è divisa tra Rai e Mediaset. Avevamo già prodotto una serie di note tecniche sulla inaffidabilità - è giusto usare questo termine - dell'Auditel. Non ha senso che facciano testo quei cittadini scelto a campione (e sono grosso modo gli stessi da molti anni) che accendono la tv e poi magari se ne vanno a fare un giretto con un amico o vanno a dormire. Ci sono criteri di ascolto diversi in tutto il mondo per la rilevazione: esiste persino un'"Auditel portatile", un po' come il pace maker, per segnalare la presenza, o meno, dell'utente di fronte al video.
Ok, ma come superare questi "problemi tecnici"?
Noi abbiamo dato incarico all'Istat perché ci desse i parametri che servono per una corretta rilevazione dei dati di ascolto. L'Istat ci ha inviato un primo documento, che noi abbiamo approvato e pubblicato, molto preciso sulle lacune dell'Auditel. Ma voglio dire una cosa che non abbiamo mai rivelato e che ora si può dire, visto che Ciampi non è più al Quirinale.
E ora che c'entra Ciampi?
Quando incontrammo il presidente della Repubblica dopo la nostra nomina, Ciampi ci disse: "Attenzione a questo strumento, l'Auditel, che poi non è che riceva in modo del tutto corretto". Quindi ricevemmo persino un richiamo del Capo dello Stato su questo fronte: è evidente che dobbiamo lavorarci.
E lei come ci vuole lavorare?
Ho visitato l'Authority brasiliana, che conta mille dipendenti, non come i 240 della nostra povera Agcom. L'Anatel, così si chiama, per incarico del ministero delle Comunicazioni, fa il rilevamento dei dati d'ascolto. Interpretando la norma della legge 249, la Maccanico, in cui si parla dell'Auditel, non si esclude che non stessi possiamo fare il rilevamento. Nella nostra sede di Napoli abbiamo la strumentazione, che andrebbe ovviamente integrata, per fare una nuova Auditel. Personalmente, io sono convinto che un'Auditel più neutrale e più corretta andrebbe fatta dall'Autorità per le Comunicazioni, che è un organo autonomo e affidabile.
Già, ma i costi di un'operazione del genere?
I nostri fondi li riceviamo in parte dal ministero del Tesoro e in parte dagli operatori. Visto che l'Auditel ha dei costi, non escludo che tutti gli operatori possano contribuire, anche Sky, per la quale non c'è motivo che non venga fatta la rilevazione. A Napoli ci sono strutture, strumenti, uffici, capacità tecniche. Noi, peraltro, già facciamo la rilevazione di tutti i programmi televisivi con il Centro d'ascolto, per la tutela dei minori, la tutela dei consumatori e durante la fase preelettorale per la par condicio. Visto che abbiamo già questi strumenti, basterà integrarli con la tecnologia giusta per fare anche i rilievi d'ascolto. E sarebbe una garanzia per gli stessi operatori.


E Pancini reagì duro: questo è un intervento a gamba tesa di Sky - di Remo De Vincenzo
«Ora basta! Non si può continuare a gettare fango su un sistema di rilevazione che è tra i migliori al mondo!». E' un fiume in piena, Walter Pancini, direttore generale dell'Auditel. Anche perché l'attacco è stato diretto e ben calibrato. Ieri .Com ha pubblicato le anticipazioni dell'analisi della Enders Analysis (una delle maggiori aziende di ricerche e analisi del mondo dei media) commissionata da Sky Italia che mette in luce svariati problemi del sistema Auditel. Dopo aver letto l'analisi, Pancini sbotta: «Ah, questo "rito italico" di dare le notizie prima ai giornali poi agli enti competenti, vabbè? Noi continueremo a dialogare con Sky Italia, e questo stato di allarme inventato dalla stampa non mi farà litigare con loro. Ma non si può subire un processo di questo livello». Si tratta comunque di un'analisi compiuta da uno dei massimi esperti di rilevazione televisiva al mondo. Toby Syfret è stato pure direttore dei nuovi media presso J. Walter Thompson? Non mi pare l'ultimo arrivato prezzolato che attacca l'Auditel per far contenti i committenti? Le critiche sono soprattutto tecniche?«Non solo, sottolinea Pancini, per carità, tutto è migliorabile in questo mondo, ma lo stesso studio della Enders definisce l'Auditel una delle aziende di rilevazione più moderne al mondo. Quello che trovo ingeneroso è questo continuo attacco diretto. Noi siamo disposti a discutere, concertare, mettere in discussione qualsiasi miglioria dal punto di vista tecnico, ma non esageriamo».
Ecco, fermiamoci su quello che, secondo voi dell'Auditel, trovate "ingeneroso" nelle critiche della Enders. «Parlare di "conflitto d'interesse" nella governance della nostra Srl è inaccettabile. Che senso ha stare lì a sottolineare che il nostro Presidente è sempre lo stesso da 20 anni (Giulio Malgara, ndr) e che dirige pure l'UPA (Utenti Pubblicità Associati)? Beh?, di fronte a queste "critiche", salto dalla sedia! Ma vorrei vedere? Sono proprio loro i signori che ci mettono i soldi per tutto questo! Vogliamo renderci conto che l'Auditel è uno strumento che serve ai pubblicitari, punto e basta? E chi altro dovrebbe presiedere? Sarebbe grave se fossimo controllati direttamente dalle televisioni, quello sì che sarebbe un conflitto d'interesse. Diciamolo chiaro e tondo, la presidenza e il coordinamento del Comitato Tecnico sotto controllo dell'UPA sono una tutela di trasparenza dell'informazione».
Sempre sulla governance, cosa pensa del consiglio della Enders di introdurre tre consiglieri nel Cda Auditel e tre tecnici nel Comitato Tecnico? Pancini riparte in quarta: «Che Sky Italia debba entrare nel Cda mi sembra legittimo, ed è già all'ordine del giorno di una delle prossime riunioni di Consiglio. Ma che ci si permetta di dire quanti consiglieri far entrare, mi sembra pazzesco. Perché non cinque o sei, così lo facciamo diventare un "Parlamentino" questo Cda? Per favore? Siamo seri, questo è un intervento a gamba tesa, da cartellino rosso. Ricordo agli smemorati che l'Auditel è una Srl, una società privata. Per fortuna esiste la libertà d'impresa, e quindi non siamo obbligati a subire cambiamenti. Decideremo razionalmente come, cosa e quando modificare. Certo, il dialogo con Sky continuerà, senza però subire accelerazioni che mettano tutto in discussione».
Dal punto di vista tecnico, ci sono critiche ben motivate: per esempio, il fatto che la Ricerca di Base debba essere più robusta: «Critiche tarde visto che, da gennaio scorso, abbiamo coinvolto la IPSOS che ha allargato la ricerca di base a 30 mila casi, con un numero wave molto più accelerato. Su questo punto siamo tra i migliori al mondo, senza possibilità di smentite». E' vero che aggiornate il vostro "universo" e popolazione (la tipologia del pubblico televisivo, ndr) solo una volta all'anno? Ci sono almeno centomila nuovi abbonati Sky al mese? «Falso. Da quest'anno aggiorneremo il panel tre volte all'anno, quadrimestralmente, con nove differenti wave (finestre, ndr)». La Enders sottolinea il fatto che date degli ascolti "omogeneizzati", senza dire con quale piattaforma vengono visti i canali generalisti. «E allora? Mi scusi, le ricordo ancora una volta che l'Auditel è uno strumento nato per gli inserzionisti pubblicitari. Per loro non è importante dove viene visto il canale televisivo, bensì quanto e da chi è visto. Accorpare i dati è una convenzione di mercato». E con la tv via telefono, come vi comporterete? «Quello non lo possiamo fare noi dell'Auditel. Si rende conto che si tratterebbe di un vero e proprio censimento, in cui andremmo a conoscere i gusti anche più intimi dell'utente?».
E sui dati Auditel satellitari, quando verranno pubblicati? «Noi siamo già pronti. Monitoriamo già ben 96 emittenti satellitari, ma non li possiamo pubblicare. C'è un'ingiunzione della Sitcom». E sulle famiglie Sky sottostimate dal vostro panel? «Su quello ci stiamo lavorando. Effettivamente noi stimiamo una famiglia televisiva composta da 2,7 persone di media, mentre quella Sky è di tre elementi. Ripeto, alcune migliorie sono possibili. Senza però buttare il bambino con l'acqua sporca».


mercoledì, 17 maggio 2006

Auditel verso una svolta?

L'AgCom bacchetta Auditel e invita a revisionare gli ascolti

Ora è arrivata la certificazione: il sistema Auditel non è adeguato. Lo dicevano tutti da tempo. Soprattutto chi si vedeva decretare i propri programmi come un flop. A mettere il bollo sulla mancanza di autorevolezza del sistema che rileva gli ascolti televisivi è stata l'AgCom, l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò. Non si tratta di un fatto burocratico, ma di un atto che coinvolge interessi enormi nel mondo televisivo. In sostanza, da tempo molti soggetti televisivi, in primo luogo Sky, si lamentavano che i parametri usati dall'Auditel non fossero adeguati alla nuova realtà tecnologica. Fatta di canali satellitari, di digitale terrestre, di emittenti via cavo, di Iptv (la tv via Internet). Della questione si stava occupando da tempo l'Agcom, che ieri - nella commissione riunita a Napoli - ha finalmente varato un atto di indirizzo. Decodificando il burocratese del comunicato, la commissione ha rivelato che l'Auditel (il consiglio di amministrazione attualmente è composto da Rai, Mediaset, La7 e imprese di comunicazione) non è «democratica», non rappresentando gli altri soggetti televisivi. Inoltre il sistema di rilevamento non è adeguato alle nuove tecnologie di trasmissione e il campione (le famiglie che hanno in casa il meter che rileva gli ascolti) non è sufficientemente rappresentativo della popolazione. Di conseguenza l'AgCom detta i principi a cui l'Auditel si dovrà attenere entro sei mesi: allargare la società agli altri soggetti televisivi, adeguare il sistema di rilevamento in base alle nuove piattaforme e svecchiare il campione (che significa una maggiore rotazione delle famiglie rilevate: oggi i meter restano nelle case per cinque anni, si passerebbe a sei mesi/un anno). L'Agenzia avverte che in caso l'Auditel non soddisfi le richieste procederà direttamente alle rilevazioni sulla base di una metodologia che sta approntando l'Istat.
Sulla questione ha subito risposto Walter Pancini, responsabile della società Auditel, il quale, in sostanza, ha sottolineato che la società si sta già allineando alle prescrizioni dell'AgCom. «Abbiamo sempre accolto nuovi soggetti nel cda, quando hanno avuto consistenza: è imminente l'ingresso di Sky, per il quale c'è già l'ok dei consiglieri di amministrazione».
In realtà finora Sky non è mai entrata perché non riteneva adeguato il sistema di rilevamento. «Questo - spiega Pancini - non è più basato sull'identificazione delle frequenze, cioè sui codici di riconoscimento trasmessi dai broadcaster, ma sul riconoscimento delle tracce audio». Quanto al campione, «possiamo vantare il rapporto meter-popolazione più grande del mondo: 5100 famiglie. L'allargamento del campione? Chi paga?». Plaude al responso dell'Agcom Valter La Tona, presidente del Gruppo Sitcom (piattaforma Sky) che da tempo ha ingaggiato una battaglia legale contro l'Auditel: «È un fatto storico».
[Il Giornale]

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In questo pezzo si è parlato di: ascolti, media, televisione, mediaset, rai , sky , satellite
martedì, 09 maggio 2006

Nuovi poli crescono

E il satellite va sù, sempre più sù

Il Sole 24 ore del Lunedì ha rilevato tramite una nuova inchiesta come gli ascolti satellitari continuino a crescere. La media annua di share si assesta oggi sul 5,66% rispetto al 2,48% del 2003 e i canali più seguiti risultano essere Sky Cinema e Sky Sport, seguiti da Disney Channel, Fox Crime, Sky Calcio, Fox Life e Fox.

Quanto alle aree tematiche più apprezzate svetta tra tutti l'intrattenimento (27,3%), poi lo sport (21,5%) e l'area bambini-ragazzi (16%).
Sky nel 2005 ha conquistato 488 mila nuovi abbonati (passando dai 3 milioni 57mila del 1° gennaio 2005 ai 3 milioni 546 mila del 31 dicembre 2005) e ha raggiunto a febbraio 2006 quasi 3,6 milioni di abbonati. Secondo la Morgan Stanley, Sky punterebbe a superare i 5,4 milioni di abbonati, per una penetrazione del 25%.

Questa crescita della Tv satellitare potrebbe spostare in futuro consistenti investimenti pubblicitari che per ora però tardano ad arrivare a beneficio delle tv sat.
Una spinta in avanti in questo senso potrebbe venire dalla certificazione dei dati di ascolto satellitari, canale per canale, da parte di Auditel, ma i dati d'ascolto in dettaglio non possono ancora essere pubblicati perché – tra l'altro - sono bloccati da una decisione della Corte d’Appello di Milano su istanza dell'editore tv Sitcom.

Sempre riguardo alla penetrazione della tv via satellite in Italia, sempre in questi giorni sono stati diffusi da .Com i dati di un'ultima indagine Agb Nielsen Media Research: i risultati mostrerebbero una diffusione della parabola ancora al di sotto del 30% delle famiglie italiane. Tuttavia esaminando il dato disaggregato per aree geografiche si scopre che il primato spetta al Centro Italia, seguito dal nord Ovest; terzo il Sud e, fanalino di coda il Nord Est. «Non è un dato che ci stupisce. - spiega Angelo Amoroso, amministratore delegato di Agb Nielsen Media Research - La media è sempre trainata dal Lazio e, storicamente l'area ha dimostrato un tasso di penetrazione più elevata rispetto alle dotazioni tecnologiche. Non solo per l'impianto di ricezione satellitare, dunque. Nel caso del Nord Ovest, invece, propendo per un'interpretazione legata alla condizione del territorio» che ha spinto verso il satellite per ricevere meglio il segnale che, a causa delle vette dell'arco alpino (si pensi alla valle d'Aosta, ad esempio) rende alcune zone meglio illuminate e altre più in ombra. Resta il fatto che il Nord Est pare scarsamente propenso ad abbandonare i consumi tradizionali.
Dopodiché quando si comincia a guardare la tv satellitare, si finisce con vedere anche i canali tradizionali attraverso la parabola. Invece di smanettare da un telecomando all'altro, si fissano i principali canali generalisti e si vedono attraverso il decoder. E, per coloro i quali hanno sottoscritto un abbonamento, significa anche utilizzare, "sfruttare" al massimo la qualità di visione che l'apparecchio consente.
Infine da registrare anche la prevalenza di telespettatori nei centri medio piccoli, al di sotto dei 100 mila abitanti: «La forte differenza - aggiunge Amoroso - è in ragione del fatto che la popolazione totale dei comuni al di sotto dei 100 mila abitanti è superiore a quella delle città con più di 100 mila abitanti. Il rapporto è circa di 3 a 1. Tuttavia il consumo di tv satellitare nei centri più piccoli, anche tenendo conto di quanto detto, è maggiore. In città esistono più alternative che allontanano dal teleschermo».
[fonti: .Com e Millecanali]

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