Ormai non passa giorno senza che le agenzie e gli organi di stampa non riportino critiche al sistema di rilevamento nazionale degli ascolti tv: l'Auditel.«La sede napoletana ha strumenti, strutture e uffici. E i fondi potrebbero arrivare dagli operatori stessi» Il retroscena. «Ciampi ci disse: State attenti a questa Auditel, non riceve in modo corretto»
Prima l'imbarazzante "equivoco" sul taglio del target over 64, poi le pesanti critiche mosse dall'Autorità delle Comunicazioni sulla base di un documento Istat, infine l'attacco frontale, anticipato ieri da .Com, di Sky Italia attraverso una ricerca di Enders Analysis. Per l'Auditel, nonostante la commovente capacità del direttore generale Walter Pancini di incassare i colpi, sono giorni duri, durissimi. L'idea di poter uscire finalmente da questo singolare monopolio, fino a ieri balenata solo a un drappello di "movimentisti esagitati", è sempre più una possibilità concreta. A venire allo scoperto oggi è Roberto Napoli, commissario Agcom ed ex senatore dell'Udeur, che non fa giri di parole e dice chiaro e tondo: «Propongo che le rilevazioni degli ascolti vengano affidate alla nostra Autorità e sviluppate nella nostra sede partenopea».
Ora è arrivata la certificazione: il sistema Auditel non è adeguato. Lo dicevano tutti da tempo. Soprattutto chi si vedeva decretare i propri programmi come un flop. A mettere il bollo sulla mancanza di autorevolezza del sistema che rileva gli ascolti televisivi è stata l'AgCom, l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò. Non si tratta di un fatto burocratico, ma di un atto che coinvolge interessi enormi nel mondo televisivo. In sostanza, da tempo molti soggetti televisivi, in primo luogo Sky, si lamentavano che i parametri usati dall'Auditel non fossero adeguati alla nuova realtà tecnologica. Fatta di canali satellitari, di digitale terrestre, di emittenti via cavo, di Iptv (la tv via Internet). Della questione si stava occupando da tempo l'Agcom, che ieri - nella commissione riunita a Napoli - ha finalmente varato un atto di indirizzo. Decodificando il burocratese del comunicato, la commissione ha rivelato che l'Auditel (il consiglio di amministrazione attualmente è composto da Rai, Mediaset, La7 e imprese di comunicazione) non è «democratica», non rappresentando gli altri soggetti televisivi. Inoltre il sistema di rilevamento non è adeguato alle nuove tecnologie di trasmissione e il campione (le famiglie che hanno in casa il meter che rileva gli ascolti) non è sufficientemente rappresentativo della popolazione. Di conseguenza l'AgCom detta i principi a cui l'Auditel si dovrà attenere entro sei mesi: allargare la società agli altri soggetti televisivi, adeguare il sistema di rilevamento in base alle nuove piattaforme e svecchiare il campione (che significa una maggiore rotazione delle famiglie rilevate: oggi i meter restano nelle case per cinque anni, si passerebbe a sei mesi/un anno). L'Agenzia avverte che in caso l'Auditel non soddisfi le richieste procederà direttamente alle rilevazioni sulla base di una metodologia che sta approntando l'Istat.
Il Sole 24 ore del Lunedì ha rilevato tramite una nuova inchiesta come gli ascolti satellitari continuino a crescere. La media annua di share si assesta oggi sul 5,66% rispetto al 2,48% del 2003 e i canali più seguiti risultano essere Sky Cinema e Sky Sport, seguiti da Disney Channel, Fox Crime, Sky Calcio, Fox Life e Fox.